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Intervista al cantautore Antonio Pignatiello: A Sud Nessun Nord è il mio viaggio in musica

Il 21 aprile scorso è uscito A sud di nessun nord, il nuovo album del cantautore Antonio Pignatiello. Nell’album è presente anche il singolo Lontano da qui, brano che ha anticipato l’album. Noi di Cube Magazine abbiamo avuto l’opportunità di fargli qualche domanda.

Cube Magazine: Ciao Antonio, innanzitutto grazie della disponibilità. Da poco è uscito il tuo nuovo album A sud di nessun nord. Titolo molto particolare quello di quest’album. Perché la scelta di questo titolo?
Antonio Pignatiello: “Il titolo è un omaggio ad un poeta e scrittore che amo e ho amato molto: Henry Charles Bukowski. Nei suoi libri c’è l’altra faccia dell’America. ‘A Sud Di Nessun Nord’ è un verso che racchiude perfettamente l’idea del viaggio e dell’incontro”.

CM: Che cosa ti ha ispirato nella produzione di questo album? Ascoltando i brani di A sud di nessun nord si può percepire il tema al quale ti sei ispirato o è qualcosa di più astratto?
AP: “Siamo salpati con Giuliano Valori dal castello Ducale di Bisaccia (Av) dove abbiamo registrato il pianoforte, per poi proseguire in case di campagna (Lacedonia, Macerata), in cascine vicino Ferrara, ‘Al Confine del bosco’ a Cavagnolo (To), Firenze, Lecce, Roma, Milano, Bologna…tantissimi musicisti sono saliti a bordo di questa diligenza fatta della stessa materia della vita: Enza Pagliara, Marino Severini (The Gang), Alberto Becucci, Davide Tosches, Laura Caré, Daniela Romano, Franco Pietropaoli, Luigi Pistillo, Gianfilippo Invincibile, Maurizio Perrone, Claudio Mancini, etc…solo per citarne alcuni. Il lavoro è stato poi mixato dal “mago dei suoni” Taketo Gohara. È stato un disco registrato “on the road”: partire per andare incontro al destino, senza guardare le lancette dell’orologio”.

CM: In generale dove trovi l’ispirazione per scrivere i tuoi pezzi? Sono pezzi pensati o li scrivi proprio al momento in cui trovi l’ispirazione?
AP: “A volte le canzoni sbucano dal terreno come fiori, altre volte invece devi usare nozioni di geografia, fisica e astrologia e metterle in imbarazzo affinché si lascino portare a spasso. Altre volte finisci per regalarle a qualcuno. C’è un tempo in cui le cose arrivano, e sta a noi raccoglierle, e un tempo in cui farle uscire. Quando scrivi, le canzoni arrivano, quando non le chiami, non arrivano”.

CM: L’album A sud di nessun nord contiene 12 brani. Ce n’è uno al quale sei più legato che diciamo senti un po’ più tuo?
AP: “Certamente Folle è una canzone che non è mai mancata ai concerti. Le ho fatto indossare un abito adatto per poter essere invitata a cena fuori, o per andare a ballare sulla spiaggia mentre una magica luna piena canta una serenata adatta ai folli”.

CM: Nella tua carriera hai collaborato con diversi musicisti e artisti. Se ti venisse data la possibilità di scegliere un artista del panorama nazionale o internazionale, che artista sceglieresti?
AP: “Esclusi i maestri con cui per motivi temporali non è più possibile farlo, nel panorama italiano mi piacerebbe collaborare con Nicola Piovani, Mauro Pagani, Ennio Morricone, Franco Battiato, Stefano Bollani. A livello internazionale con i Chico Trujillo, Tom Waits, John Convertino. Per dirne alcuni…”

CM: L’arte è parte fondamentale della tua carriera. Se potessi descrivere l’arte come la definiresti?
AP: “La parola ‘Arte’ nel corso del tempo si è modificata, il suo significato è cambiato rispetto alla sua radice. Per quel che riguarda la canzone: è sicuramente una donna bellissima con cui condividerei volentieri il resto della mia vita”.

CM: A livello di artista ti senti pienamente soddisfatto o c’è qualcosa in cui vorresti perfezionarti o comunque migliorare?
AP: “C’è sempre da imparare, dalla vita, dalla strada, dalla musica, dalla letteratura, dagli incontri. Bisognerebbe fermare le lancette dell’orologio per potersi dedicare allo studio di tante materie”.

CM: Pensando al futuro, quali sogni nel cassetto ti piacerebbe poter realizzare prima di ogni altro progetto?
AP: “Un viaggio sul treno delle nuvole per arrivare fino alla terra del fuoco. Partirò con una rete adatta a raccogliere i fantasmi di Butch Cassidy e gli spari dello sceriffo Martin Sheffields: una vecchia macchina fotografica e un taccuino su cui appuntarmi le loro storie. Ho un po’ di idee per i nuovi lavori a venire: Irlanda, Portogallo, California. Non appena partiranno i cavalli, deciderò quello su cui scommettere”.

CM: Sempre parlando del futuro come vedi la tua carriera tra qualche anno?
AP: “Devi avere fortuna con le canzoni, come con le donne, perché le incontri casualmente. Se giri a sinistra ne incontri una, se giri a destra ne incontri un’altra. L’amore, come la vita, è una specie di incidente. Ci si incontra e ci si conosce. Se sei fortunato, ti andrà abbastanza bene e continuerai la strada in buona compagnia. Se non succede, allora significa che hai girato dalla parte sbagliata, o non hai cercato bene, oppure la fortuna ha scommesso su un altro”.

CM: Che cosa ti ha insegnato di più la tua professione nel campo musicale?
AP: “E’ un viaggio che ha come valore fondante l’amicizia e la condivisione della vita. Il tempo che trascorriamo con le persone che ci sono accanto è qualcosa che va al di là di tutti gli altri impegni lavorativi”.

CM: Ultima domanda, ma non per importanza. Che consiglio daresti alle persone che esprimono sé stessi con l’arte ma che a volte magari non vengono capiti? Devono secondo te cercare di trasmettere quello che gli altri vogliono, oppure devono continuare sempre a esprimere ciò che sentono in tutto e per tutto?
AP: “Non ho risposte o consigli da dare. Ognuno si mostrerà nel momento della scelta per quello che è realmente, non per chi vorrebbe essere. Ad ogni modo, per dirla con Woody Allen: ‘L’uomo più felice che io conosca ha un accendino e una moglie, ed entrambi funzionano’”.

Un ringraziamento particolare ad Antonio Pignatiello per la disponibilità e a Valentina Mercandelli di Parole & Dintorni.

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