Bruce Springsteen: grinta ed energia sul palco di San Siro

Il ‘Wrecking Ball Tour’ è finalmente approdato nel Bel Paese, attesissimo fin dall’uscita dell’album. Il Boss, Bruce Springsteen e la sua E Street Band, orfana di Clarence Clemons, scomparso un anno fa, hanno letteralmente infiammato il tempio del calcio milanese davanti ad una folla più entusiasta che mai, e questa volta lo hanno fatto “a tutto volume“.

E’ la trentasettesima volta per il Boss qui in Italia e la quarta a San Siro, il primo di tre concerti che formano il suo ‘Live In Italy 2012’Tre ore e mezza di puro rock’n roll, intense, in cui l’artista ha cantato, suonato, ma anche parlato con il suo pubblico, che ha risposto con un grandissimo entusiasmo. Si dice che fossero 60.000 gli spettatori paganti a San Siro ieri, 60.000 persone che hanno atteso con impazienza questo giorno, asserragliati fin dalla prima mattina davanti ai cancelli dello Stadio milanese.

L’ora prevista per l’inizio del concerto è stimata per le 20 – orario scelto onde evitare le grosse sanzioni e problemi giudiziari che ci furono durante la sua ultima data nel 2008, concerto che sforò di 21 minuti l’orario imposto dal Comune di Milano – ma quando suonano le 20.30 in punto Springsteen ancora non si vede. La folla comincia a spazientirsi, quando basta una nota di pianoforte perchè l’entusiasmo rianimi San Siro.

La E Street Band fa il suo ingresso sul palco: Cindy Mizelle e Curtis King (cori); Clark Gayton (trombone), Curt Ramm (tromba), Barry Danielian (tromba), Jake Clemons (Sax) Eddie Manion (sax), Roy Bittan (pianoforte), Charlie Giordano (tastiere), Nils Lofgren (chitarra), Gary Tallent (basso), Steve Van Zandt (chitarra), Max Weinberg (batteria), Soozie Tyrell (violino).

‘We Take Care of Our Own’ è il pezzo d’apertura: Springsteen si presenta vestito di scuro, intonando le note di uno dei pezzi più d’impatto di ‘Wrecking Ball’, che il pubblico canta all’unisono con il Boss. ‘Wrecking Ball’ è il secondo pezzo in scaletta, come da copione. Il pubblico è esaltatissimo e canta. Ma un boato sovrasta le prime note di ‘Badlands da darkness on the Edge of Town’, che dal vivo si mostra ancora più rabbioso e sentito che nella versione in studio.  A Jake Clemons, nipote dello scomparso Clarence, sono affidati gli assoli che erano di Big Man, e la sua performance ci fa capire che è un ragazzo di grande talento. Dopo l’esibizione sulle note di ‘Death to my Hometown’, Bruce si rivolge al pubblico milanese chiedendo, in un italiano davvero eccellente, “come va?”, poi in inglese parla del pezzo a seguire, riguardande le persone, le cose che ci lasciano e quelle che rimangono per sempre: il riferimento a Clemons e Danny Federici è latente, ‘My City of Ruins’.

E’ il momento di presentare la band, tutti i 17 membri che la compongono vengono nominati e ringraziati dal Boss, che poi si/ci domanda “Manca qualcuno?”. Parte così ‘Spirit in The Night’, senza però l’assolo di sax, un altro omaggio a Big Man. Lo spirito, il ricordo di Clemons sono stati davvero protagonisti su quel palco.
Seguono altri pezzi storici tratti dal repertorio dell’artista, ‘The E Street Shuffle’, ‘Jack of all Trades’, ‘Candy’s Room da Darkness’, ‘Johnny 99’, ‘Out of The Streets’ e ‘No Surrender’.
Mentre i fiati trascinano la melodia spensierata di ‘Waitin’ on a Sunny Day’, Bruce scende tra il pubblico e prende in braccio una bimba e la fa cantare, poi sul palco fa salire un bambino e fa cantare anche lui. Che invidia. Entrambi avranno qualcosa da raccontare ai posteri.

L’armonica introduce ‘The Promise Land’ seguita a ruota da una sentitissima ‘Thunder Road’, eseguita al piano dallo stesso Bruce, che ce ne offre una versione totalmente inedita ma efficace dal vivo. Seguono ‘The River’, ‘The Rising’, ‘Radio Nowhere’, poi ‘I’m Alive’ e ‘Land of Hope and Dreams’. I musicisti lasciano gli strumenti e si accingono a salutare il pubblico. Lo stadio intero chiede il bis, senza farsi pregare troppo la band riprende gli strumenti ed ovviamente si esibisce sui cavalli di battaglia del Boss, da ‘Born in the USA’, ‘Born To Run’, ‘Cadillac Ranch’ a ‘Dancing in The Dark’.
Una ragazza mostra un cartello: vuole ballare con Jake Clemons, e così Bruce la accontenta, la invita sul palco mentre il sassofonista si esibisce su un lungo e difficile assolo, a dimostrazione che non si trova lì solo per la parentela con il compianto Big Man.

Bruce affida la chiusura del suo show a ‘Tenth Avenue Freeze-Out’ , seguita a ruota da ‘Glory Days’, ma il gran finale arriva con una versione irripetibile di ‘Twist and Shout’.

A 62 anni il Boss è diventato una guida morale nel mondo del rock, proponendo questo disco, ‘Wrecking Ball’ appunto, di cui va veramente orgoglioso e questo concerto ne è la prova lampante. Come sempre protagonista assoluta è stata la musica: almeno 30 pezzi proposti a ritmo serrato, accompagnati da poche parole, molta commozione e soprattutto grande cuore.

 

Iscriviti alla nostra Newsletter per ricevere tutte le news del momento!

Potrebbe piacerti anche Altri dell'autore

Seguici!!!

Resta aggiornato seguendo la nostra pagina Facebook.

Clicca MI PIACE per non visualizzare più questo popup.