Musica, Cinema, TV e Spettacolo

Cinestory: ‘Salvate il Soldato Ryan’

Prosegue il consueto appuntamento del sabato con la nostra rubrica ‘Cinestory’.
Questa settimana vogliamo parlare di un film relativamente recente, uno dei più apprezzati sulla Seconda Guerra Mondiale: si tratta di ‘Salvate il Soldato Ryan’, capolavoro del regista Steven Spielberg, che per questa pellicola vinse il suo secondo Premio Oscar® alla miglior regia.

TITOLO: Salvate il Soldato Ryan (titolo originale ‘Save Private Ryan’)
ATTORI: Tom Hanks, Edward Burns, Tom Sizemore, Matt Damon, Jeremy Davies, Adam Goldberg, Barry Pepper, Giovanni Ribisi, Vin Diesel, Ted Danson
REGIA: Steven Spielberg
ANNO: 1998

Il film inizia con l’inquadratura di un vasto cimitero militare americano: una distesa infinita di prato verde, interrotta da una fitta rete formata da centinaia (se non migliaia) di croci bianche. L’inquadratura si focalizza poi su un vecchio, con famiglia a seguito, che guardando le tombe dei colleghi ed amici defunti, inizia a raccontare la sua storia.
Siamo in Normandia, il giorno dello sbarco dell’esercito americano, il 6 Giugno 1944. Uno scenario di distruzione, morte e dolore si configura sullo schermo, per 21 minuti di scena davvero cruenti, in cui Spielberg non ha offerto sconti alla violenza che la guerra porta con sé. Qui cominciamo a conoscere il valoroso Capitano John Miller (Tom Hanks),  un personaggio caratterizzato da un grande carisma, un grande amore per la sua patria ed un grande cuore.
Terminata la battaglia, con perdite ingenti per l’esercito americano, l’attenzione del regista si sposta altrove, in un ufficio dove il Generale George C. Marshall apprende che tre dei quattro fratelli Ryan sono morti e che il più giovane di loro, James Francis, risulta disperso. Si decide quindi di organizzare una spedizione volta a salvare l’ultimo sopravvissuto della famiglia, un plotone di 7 soldati, comandati – appunto – dal Capitano Miller.
Comincia qui la lunga odissea del gruppo attraverso la Francia, tra battaglie, perdite umane e misunderstanding. E’ in questa occasione che si delineano i caratteri dei diversi personaggi: dal cuore d’oro del soldato Caparzo (Vin Diesel) che però trova una brutta fine, la fragilità del soldato Wade, la determinazione del Sergente Horvath e, soprattutto, la forza ed il carisma del Capitano, che nonostante le morti, i pericoli ed anche i litigi, riesce a tenere unito il gruppo di uomini.
Dopo una lunga marcia, finalmente la squadra riesce a trovare James Francis Ryan (Matt Damon), che però – saputo della morte dei fratelli e dell’ordine di tornare a casa – si rifiuta di lasciare il campo di battaglia. Il gruppo si unisce alla compagnia del soldato Ryan con l’intento di fermare l’avanzata tedesca, difendendo il ponte della città. Inizia qui l’ultima sanguinaria battaglia, durante la quale molti soldati trovano la morte ed il Capitano viene ferito gravemente. Quando tutto sembra perduto, arriva una squadriglia aerea che blocca l’avanzata dei tedeschi. I tre superstiti raggiungono il Capitano in fin di vita, che prima di spirare dice al soldato Ryan “James, meritatelo! Meritatelo!”.
La scena torna ai giorni nostri, dove si apprende con certezza che quel vecchio non è altri che il soldato Ryan. Con le parole del Capitano impresse nella mente, visibilmente commosso, chiede alla moglie se ha condotto una buona vita e se è stato un brav’uomo, non sicuro di meritarsi questo privilegio. Ryan se ne va ma prima fa il saluto militare ad una lapide, che si rivela essere quella del Capitano Miller.
La scena finale del film è tutta per quella bandiera americana che sventola sul cimitero.

La storia del soldato Ryan non è una finzione, il film prende infatti ispirazione da una vicenda realmente accaduta, quella del Sergente Frederick Niland, raccontata nel libro ‘Look Out Below!’. Ma anche molti dei particolari raccontati sulla guerra sono veri, a partire dalla cruenta scena dello sbarco in Normandia, che è stata censurata in alcuni punti per l’eccessiva crudezza. Spielberg non ha certo fatto sconti su questo: ha voluto raccontare attraverso la telecamera e le immagini riprodotte, la violenza gratuita ed insensata della guerra.
E come ogni bravo americano, ovviamente, Spielberg non ha certo dimenticato di inserire nella pellicola riferimenti all’eroismo degli USA, all’esaltazione del patriottismo statunitense e dei valori tipici americani, che in una situazione estrema come questa vengono oscurati dalla paura e dall’istinto di sopravvivenza.
La pellicola, inoltre, presenta di fatto alcune analogie con l’altro film di Spielberg ambientato nella Seconda Guerra Mondiale, ‘Schindler’s List’: in entrambi i casi, il messaggio di fondo che si percepisce è la condanna assoluta della guerra, che distrugge ogni valore umano; ma un altro punto in comune che hanno le due pellicole è la tecnica del flashback, utilizzata per raccontare una storia già accaduta.

Siamo anche su Google Edicola! Leggi il nostro blog sul tuo mobile, clicca sul banner
Google Play store page

Iscriviti alla nostra Newsletter per ricevere tutte le news del momento!

SEGUICI!

Resta aggiornato seguendo la nostra pagina Facebook.

Clicca MI PIACE per non visualizzare più questo popup.