Da Israele un messaggio d’Amore sul palco del Manzoni Third World Love & Friends

E’ cominciato quasi dieci anni fa a Barcellona, si sono incontrati per mettere a punto la formazione che avrebbe dovuto vivere il tempo di un tour, e invece oggi è diventato uno dei gruppi migliori sulla scena internazionale, Third World Love. Il trombettista Avishai Cohen ( “un trombettista assertivo e compiuto con il gusto per il modernismo” The New York Times) il pianista Yonatan Avishai (“un genio puro e semplice” Ha’ir), il bassista Omer Avital (“che trae un nuovo linguaggio dal basso…ed alcune delle musiche più originali che si possono ascoltare a New York”, The New York Times), il batterista/percussionista Daniel Freedman (“il cui drumming conserva una sontuosa autenticità, come se avesse imparato tutto dalle strade polverose di una certa America del Sud o nei centri urbani d’Africa” ,Modern Drummer).
Dopo soli trenta secondi del primo brano suonato insieme ( ‘Juju’ di Wayne Shorter) i musicisti si resero conto che questa sarebbe diventata una Band da sogno.

Time Out di Tel-Aviv ha scritto “Dimenticate quello che pensate del Jazz..mai nella mia vita ho visto tante persone in movimento al suono di tali complicate melodie ed armonie. Quando la musica viene creata sul palco, non c’è altra scelta che ascoltare, scuotere il culo e notare come il vostro stupido sorriso diventi sempre più grande ogni secondo”.

Il gruppo si è presentato per la prima volta in Italia e, occasione unica, in prima assoluta, in formazione allargata, con la partecipazione del sassofonista Greg Tardy, che ha collaborato tra gli altri con Tom Harrel, Wynton Marsalis, Dave Duglas Jay McShann, Ravi Coltrane. Del tastierista Jason Lindner eccezionale collaboratore di Roy Haynes, Paquito D’Rivera, Paul Simon, Elvyn Jones, e il chitarrista Nadav Remez, nova stella del firmamento musicale israeliano.

Third World Love, porta con sé improvvisazione, influenze mediovali, tradizioni ebraiche fuse con mondi musicali affini e diversi quali quelli marocchini e yemeniti, jazz e rock. Nel suo tribalismo contemporaneo, la vetrina del variegato e vivacissimo melting pot di Tel Aviv e del vicino oriente in un calendoscopio di linguaggi e colori reso con straordinario e trascinante virtuosismo. Un meraviglioso modo di onorare ed esaltare il valore delle molteplici sfumature culturali della loro terra da sempre incrocio tra i mondi.

Lo spettacolo nel suono che va oltre il suono, al di la della perfezione meravigliosa della loro tecnica. Quello che riescono a comunicare è molto di più, i musicisti con gli occhi che brillano e il sorriso luminoso emanano un magnetismo che nasce dal profondo rispetto e dall’amore che dimostrano tra di loro, la mancanza di ego e la volontà di non prevaricare, permette all’ascoltatore di immergersi nel suono che espande le tradizioni del jazz, musica africana, latina e la musica del Medio Oriente.

Immagini e testo per gentile concessione di Angela Bartolo.

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