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Electric Monk – Jazz Monkiano all’Auditorium G.Di Vittorio

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Giovanni Falzon e Paola Milzani by Angela Bartolo

L’idea di proiettare il repertorio di Thelonious Monk nella dimensione elettronica è maturata per ricordare in modo originale il trentennale della morte del grande compositore afroamericano, a cui , una decina di anni fa Claudio Angeleri aveva già dedicato un album arrangiandone le compsizioni per la sua ‘Orchestra Tascabile‘.
Profondo conoscitore delle tecniche compositive monkiane, studiate a lungo con il sassofonista Steve Lacy, che fu il massimo interprete della musica del grande maestro Angeleri, affronta pagine fra le più note e significative di un mondo musicale spesso frainteso e ancor più spesso suonato senza tenere conto delle sue caratteristiche. In primo luogo l’importanza che assumono le componenti ritmiche, il vero fulcro della sua poetica, nella quale la concezione poliritmica raggiunge livelli di incredibile complessità, accentuati da un uso percussivo quasi da xilofonista africano della tastiera.
Dal ritmo, Monk faceva dipendere la stessa struttura melodica delle sue composizioni. Il processo improvvisativo partiva proprio dalla elaborazione della melodia, sfuggendo dal sistema Bibop a favore di un più trasversale approccio all’improvvisazione, nel quale procedure del passato del presente e del futuro jazzistico si mescolavano tra loro.
Le composizioni che derivano da questo linguaggio richiedono di essere affrontate partendo dai presupposti del loro autore, per evitare la caduta nella genericità che uccide il senso stesso e quindi la bellezza di pagine che sono tra le più belle dell’intera storia jazzistica.
All’Auditorium G.Di Vittorio, alla Camera Del Lavoro, sabato pomeriggio, queste pagine musicali sono state collocate in ambito elettrico ed affrontate in modo perfettamente pertinente in un costante dialogo tra l’astrazione dal modello originale e la sua riaffermazione.
La scelta dei temi di Monk fatta dal leader, autorevole pianista e compositore, tocca le diverse sfaccettature del pensiero monkiano, rappresentato da Blue Monk e Misterioso, per giungere alla Ballad con Round Midnight, un dei brani più conosciuti e più suonati dell’intera storia della musica americana. Non son mancate inoltre Bemsha Swing, I mean You, Well, You Needn’t, pezzi ritmico-percussivi quali Rhythm-A-Night e We See, sino ad Evidence, brano poco eseguito per il suo difficile virtuosistico uso del ritmo.
La presenza di Giovanni Falzone musicista di grande cultura, preparazione e personalità, rende ancora più “vivace” il paesaggio sonoro scelto per questo concerto, alternando la sua massima espressione elettronica con qualche ritorno alla dimensione acustica per “duettare” con la voce di Paola Milzani , contante di grande preparazione e competenza che si è appropriata di melodie particolarmente difficili per la voce, raramente entrate nel delle vocalist. La sua incredibile estensione vocale e la sua tecnica perfetta hanno dato a questo pomeriggio in Jazz un tocco di luce in più.

Immagini e testo per gentile concessione di Angela Bartolo

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