Fedez: è uscito il nuovo libro FAQ A Domanda Rispondo

Arriva nelle librerie FAQ A Domanda Rispondo, il libro di Fedez nato dalle domande fatte dai fan sulla piattaforma social editoriale eFanwer.

Vista l’origine del libro, edito da Mondadori, FAQ A Domanda Rispondo è stata definita come la prima social biography. Con questo termine si vuole intendere un nuovo modo di raccontare le vicende private e professionali di un personaggio pubblico ed è un progetto della piattaforma editoriale eFanswer, che connette le star con i loro fan i quali possono porre direttamente le domande che li incuriosiscono, senza filtri, favorendo un rapporto interattivo.

Cos’è e come funziona eFanwer

eFanswer è una società nata a maggio 2015 con l’obiettivo di creare le prime biografie social di star di diversi settori dello show business. Per questo ha realizzato una piattaforma che assicura l’interazione tra le celebrity e i loro fan, che con le loro domande diventano coautori dell’e-book dedicato alla star. La piattaforma eFanswer collabora già con diversi personaggi famosi del mondo dello sport e dell’arte come Giorgio Chiellini, Wesley Sneijder, Samuel Eto’o, Jorge Lorenzo ed ora anche Fedez.

Gli utenti di eFanswer, dopo essersi registrati sulla piattaforma, possono inviare nove domande a settimana (le «Fask») alle star presenti sul portale. A una parte dei quesiti il personaggio risponde direttamente online. Le domande più interessanti vengono selezionate e confluiscono nel libro insieme alle risposte. Si tratta dunque di un lavoro a più mani: il personaggio, che si racconta e gli utenti di eFanswer che con le loro domande gli offrono spunti per scoprire qualcosa in più su di sé.

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Fedez: la sua biografia per raccontarsi ai fan

Fedez, all’anagrafe Federico Leonardo Lucia, è nato a Milano il 15 ottobre 1989, è un rapper e produttore discografico che ha raggiunto traguardi di vendita di oltre un milione di copie (21 dischi di platino e nove dischi d’oro). È stato uno dei quattro giudici nelle ultime due edizioni di X Factor

Fedez è un artista non convenzionale, sempre attento alle innovazioni nel campo della comunicazione e sempre pronto a mettersi in gioco in prima persona per dare spazio e visibilità a chi porta un vento di novità, idee e contenuti. È un artista unico nel panorama italiano per quanto riguarda la sua capacità di intraprendere senza timore nuove vie di comunicazione e di diffusione della sua produzione artistica. Ecco un breve saggio di come Fedez si racconta rispondendo alle FAQ:

«Direi che tutto è iniziato quando ero al terzo anno del Liceo artistico Umberto Boccioni, a Milano: non avevo la minima idea di cosa fosse il rap e non mi interessava nemmeno, perché venivo da un background principalmente punk. Avevo sempre ascoltato solo quello, italiano e straniero. Nella mia playlist italiana c’erano Statuto, Skiantos, Meganoidi, Bambole di pezza, Peter Punk, Punkreas… Questa mescolanza fra band vecchie e nuove era dovuta al fatto che nei negozi di dischi il reparto ska-punk era davvero minuscolo e le band storiche erano costrette a convivere accanto a quelle nuove. Ascoltavo anche un sacco di band americane.

Rimasi folgorato dall’autoironia dei Blink-182 e grazie a loro mi innamorai di tutto il punk-pop californiano. Era un periodo in cui andavano fortissimo le boyband dei bellocci, e i Blink facevano musica e video in cui le pigliavano per il culo. E in realtà, ancora più dei loro pezzi, mi colpirono proprio i video. Mtv era infestata dalle clip dei Backstreet Boys e dei New Kids on the Block, cioè i bellocci della seconda repubblica dei Duran Duran, e anche tutte le radio italiane erano invase da canzoni sdolcinate cantate da fighetti che mostravano il ciuffo e gli occhi azzurri. I Blink si esibivano in mutande bianche, o nudi sulla spiaggia o in balletti idioti. I testi erano parodie demenziali, e molto divertenti. La loro musica aveva diversi elementi punk, soprattutto la ritmica e la chitarra elettrica distorta. I bipiemme erano veloci e le ballads ti prendevano grazie a un ritmo ancora pù veloce. Insomma, erano la completa antitesi delle boyband. I veri ribelli della musica.

Le spazzarono via tutte quante con la sola All the Small Things. O almeno, così andò per me. Io ero soltanto un ascoltatore. Ero il pubblico. Strimpellavo la chitarra, ma non avevo una band e nemmeno pensavo di metterla su. Ero un tipo poco intraprendente, poco empatico, con poca spinta all’aggregazione. La musica era solo un sogno, non so nemmeno se chiuso nel cassetto. Poi arrivò quell’anno della terza liceo, e nella mia classe entrò un nuovo compagno.»

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