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Fiorella Mannoia è Cavaliere dell’Ordine del Consiglio Mondiale di Panafricanismo

Il Consiglio Mondiale di Panafricanismo, a seguito di una relazione presentata dalla sezione italiana del Co.mo.pa, ha insignito Fiorella Mannoia dell’onorificenza di Cavaliere dell’Ordine del Consiglio Mondiale di Panafricanismo.

Queste le motivazioni :

“Per il Suo ammirabile contributo alla diffusione della conoscenza del Continente Africano a livello internazionale grazie alla Sua notorietà, alla Sua musica e al Suo impegno personale a favore della valorizzazione della figura del Presidente Thomas Sankara, celebre Panafricanista , e questo grazie ai Suoi numerosi concerti nel mondo. Il Suo impegno a fianco dei bambini e delle donne meritano il nostro rispetto e ammirazione per Lei che ha tanto a cuore il Continente Africano”.

L’onorificenza è stata consegnata il 24 Aprile dal Prof. Honorat Aguessy, presidente del Co.Mo.Pa., a Ouidah nello stato del Benin, nel corso del Congresso Mondiale del Co.mo.pa. Il titolo di Cavaliere del Consiglio Mondiale di Panafricanismo è stato assegnato in passato a personalità quali Kofi Annan, Boutros Boutros-Ghali e Nelson Mandela ed è solitamente riservato a Capi di Stato e funzionari africani.

“É un onore per me ricevere questo riconoscimento – commenta Fiorella Mannoia – é la conferma che Thomas Sankara aveva ragione : le idee non si uccidono, passano di bocca in bocca, varcano i confini e possono arrivare anche in un paese così lontano dall’Africa e divulgate da una cantante con i capelli rossi”.

Thomas Sankara è stato Presidente dell’Alto Volta, da lui rinominato Burkina Faso ( la traduzione è Paese degli Uomini Integri), dal 1983 al 1987. Capitano dell’esercito voltaico giunto al potere con un colpo di stato incruento e senza spargimento di sangue, si è battuto sin dall’inizio per l’integrità morale del Paese che versava in una situazione gravissima : tasso di mortalità infantile del 187 per mille, tasso di alfabetizzazione al 2%, speranza di vita di soli 44 anni, un medico ogni 50.000 abitanti.
“Non possiamo essere la classe dirigente ricca in un Paese povero”, era solito ripetere Sankara, che visse un’infanzia di miseria e povero, come gli altri burkinabè, è sempre rimasto : nella sua dichiarazione dei redditi del 1987 i beni da lui posseduti risultavano essere una vecchia Renault 5, libri, una moto, quattro biciclette, due chitarre, mobili e un bilocale con il mutuo ancora da pagare. Il 15 ottobre 1987 Sankara, che a dicembre avrebbe compiuto 38 anni, veniva ucciso: troppo scomodo, troppo generoso, troppo attento alle esigenze della povera gente. Dinanzi alle Nazioni Unite liberò davanti al mondo intero il grido di dolore di miliardi di esseri umani che soffrono sotto un sistema crudele e ingiusto:

“Parlo in nome delle madri che nei nostri Paesi impoveriti vedono i propri figli morire , senza sapere dei semplici mezzi che la scienza delle multinazionali non offre loro, preferendo investire nei laboratori cosmetici o nella chirurgia plastica a beneficio del capriccio di pochi uomini e donne il cui fascino è minacciato dagli eccessi di assunzione calorica nei loro pasti, così abbondanti e regolari da dare le vertigini a noi del Sahel”.

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