Il Brontolone: a Rio 2016 ha vinto l’amore

Queste Olimpiadi di Rio 2016 verranno ricordate sicuramente per lo scenario paesaggistico nel quale si sono svolte. Fiume di Gennaio, cioè Rio de Janeiro, è nota come una delle baie più straordinarie al mondo dove la natura, o se vogliamo il Cristo Redentore che vigila sulla città dall’alto del monte Corcovado, ha disegnato con spettacolare precisione scenografica lo sfondo ideale per le celebrazioni dei cinque cerchi. Se poi aggiungiamo il Pao de Acucar (Pan di Zucchero) e le famose spiagge di Copacabana e Iapanema, il quadro è perfetto. Ma non del tutto. Poteva infatti mancare un allegro arcobaleno che rispecchiasse lo spirito olimpico quanto il gioioso carnevale di Rio?

Onore e amore sotto il cristo redentore

Ovviamente no. A colorare il cielo ci hanno pensato i molteplici coming out di atleti e tecnici, secondo alcuni più di 64 in questa Olimpiade, contro i 23 di Londra 2012 e i miseri 10 di Pechino 2008. Un fenomeno in piena espansione, tanto da immaginare che a Tokyo un vero e proprio esercito marcerà trionfante dietro la bandiera arcobaleno. Ma facciamo un po’ d’ordine perché di questi tempi è necessario essere aggiornati, soprattutto per quelli come me affetti da orticaria-anglofona.

Coming out prende origine dall’espressione inglese coming out the closet cioè uscire dal nascondiglio, ma mentre i tignosi francesi si sono tenuti la loro definizione originale sortir du placard, noi italiani naturalmente abbiamo fatto nostro il suddetto termine inglese. Ma visto che siamo a Rio preferiamo il rassicurante portoghese fora do armario, che oltretutto profuma di laguna veneta e letteralmente significa uscire dall’armadio.

Nell’arzigogolato pianeta LGBT (Lesbiche-Gay-Bisessuali-Trasgender), coming out viene utilizzato per definire la decisione di dichiarare apertamente il proprio orientamento sessuale. E qui si fa dura perché mi rendo conto di camminare su un campo minato! Coraggio quindi e diamo un’occhiata a quanto è successo in queste 17 giornate olimpiche.

Partono le Olimpiadi e nella cerimonia di apertura troviamo alcuni transessuali dichiarati come la nota modella Lea, figlia del mitico calciatore brasiliano Toninho Cerezo. Iniziano le gare ed ecco i primi colpi di scena. Finale femminile del Rugby a 7 Australia-Nuova Zelanda: Enya Marjorie la responsabile dei volontari in servizio allo stadio, prende il microfono e chiede pubblicamente la mano alla giocatrice brasiliana Isadora Cerullo presente alla cerimonia: baci, abbracci, pianti e pubblico in visibilio. Segno dei tempi. Immaginate la stessa scena qualche decennio fa.

Marcia 20 km maschili: l’inglese Tom Bosworth dopo un dignitoso 6° posto nella gara, sorprende il compagno (e il mondo intero) si inginocchia davanti a lui e gli dona l’anello matrimoniale. E che dire di Larissa finalista nel beach Volley femminile e già sposa un anno fa con la ex-compagna di gioco Lili? Coppie già collaudate come la medaglia d’oro nel Judo Silva Rafaela, anche lei brasiliana e fidanzata da 3 anni con un’altra judoka, Thamara Cezar.

E noi? Non siamo da meno e ci pensa la nostra medaglia d’argento nei 10 km di Nuoto Rachele Bruni. Appena terminata la cerimonia in diretta tv dedica il successo alla sua famiglia, all’Esercito, al suo allenatore, e … a Diletta. Diletta? Sì è quella biondina tutta rasta e piercing che le sorride accanto.

Un tempo lo spasimante si recava sotto il balcone della fidanzata e cinguettava parole d’amore, oggi no. Antonella Palmisano medaglia di legno nella Marcia, non solo prende le parti che spettavano a noi ometti, ma come si conviene oggi, utilizza i media per annunciare i suoi propositi e termina l’intervista rivolgendosi a Lorenzo Dessì, anche lui marciatore ma rimasto in Italia: ora puoi anche sposarmi. E Lorenzo? Lorenzo non le manda certo a dire: si presenta all’aeroporto di Fiumicino con fiori e anello e si inginocchia davanti ad Antonella. Acclamazioni e urla dei presenti che quasi portano in trionfo la coppia.

Più o meno la stessa cosa l’abbiamo vista in diretta tv durante la cerimonia di premiazione dei Tuffi femminili dai 3 metri. Eravamo tutti lì gongolanti per il terzo posto della nostra Tania nazionale, quando un giovanotto si inginocchia davanti alla seconda classificata, la cinese He Zi, pietrificata dall’emozione o forse dall’imbarazzo. Si tratta del tuffatore cinese Qin Kai che porge alla sua amata l’anello e le dichiara il suo amore. La scena di una dolcezza unica termina nel modo più semplice e prevedibile: la tuffatrice si limita ad un cenno di approvazione che il pubblico condivide con un boato.

Di Rio 2016 ricorderemo certamente i celebratissimi campioni Bolt e Phelps, il fenomeno Biles, le prime storiche medaglie d’oro di Portorico e Kosovo, Kimia la prima medaglia donna iraniana, Santiago Lange sopravvissuto ad un cancro, così come il nostro Lupo del Beach Volley. Tutti medagliati, ma chissà quante altre storie porterà con sé questa Olimpiade. Tutte favole a lieto fine, talmente belle da sembrare appositamente scritte per emozionarci e rendere queste olimpiadi ancora più uniche. Come unico e tutt’altro che da favola, è stato il podio dell’atletica negli 800 … femminili. Femminili? A giudicare dall’esuberanza fisica con la quale le 3 super-atlete (transgender?) si sono date battaglia e divorato i 2 giri di pista insieme alle avversarie, sorgono legittimi dubbi.

E pensate cosa sarebbe successo se il telecronista Rai avesse riproposto proprio in quella gara, lo svarione commesso pochi giorni prima durante le batterie dei 5000 maschili: … FIGA … ehm … fugaaaa … di Kiflè!  Provate ad immaginarla: … FIGA … ehm … fugaaaa … di Semenya. Sarebbe stato il lapsus Freudiano dell’anno, forse del secolo!

A fare pulizia di ogni biblico dubbio ci ha pensato il CIO annullando le precedenti linee guida per atleti transgender. Dal 2003, infatti, per partecipare questi atleti dovevano certificare due anni di terapia farmacologica e, udite, udite, fare un piccolo intervento… esatto, proprio lì. Ve lo immaginate al traguardo il giudice addetto al controllo qualità? Ora non più, infatti da quest’anno niente più terapie, una controllatina al livello dei freni… pardon, del testosterone e tutti in pista. Nel frattempo Semenya fresca medaglia d’oro negli 800, dichiara serafica: … Dio mi ha fatta così e io lo accetto. Sono fiera di me … e tanto per rendere la situazione ancora più ingarbugliata, nel 2015 ha fatto pernacchie al CIO e sposato la sua fidanzata Violet (lei sì uno schianto).

Non so voi ma tutto questo scombussolamento di ruoli, sesso e regole, omogenizza inevitabilmente sentimenti e sensazioni che poco ci azzeccano con lo sport. Ma così va oggi. Non capisco ma mi adeguo, diceva un noto personaggio della tv. E se il mio vicino di casa improvvisamente salta fuori dall’armadio e fa coming out dichiarandomi il suo amore? … beh questo è affare mio, non credete? Un saluto a Rio e a tutte le sue contraddizioni.

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