Il Brontolone: i Rifugiati di Rio 2016

OLIMPIADI DI RIO 2016. Ai più attenti non sarà sfuggita la sparuta delegazione di atleti che nella cerimonia di inaugurazione, accompagnata da un’emozionante ovazione del pubblico, ha chiuso la sfilata delle nazioni partecipanti. A portare la bandiera una giovane e sorridente ragazza, ma qualcosa non andava… quella bandiera bianca dove spiccavano i 5 cerchi olimpici. Perché? Perché si trattava del Refugee Olympic Team, novità assoluta alle Olimpiadi e riservata agli atleti in condizioni di difficoltà perché esuli dal proprio paese d’origine, quindi impossibilitati di rappresentarlo in quanto perseguitato. Rifugiato, appunto.

Ma facciamo un passo indietro e mettiamo un po’ d’ordine, perché di questi tempi siamo soggetti ad un discreto via-vai di ogni genere. Questi atleti non sono profughi (cioè pro fugit), come stabilisce il vocabolario Treccani “… è colui che per diverse ragioni (guerra, povertà, fame, calamità naturali, ecc.) ha lasciato il proprio Paese ma non è nelle condizioni di chiedere la protezione internazionale”, mentre il rifugiato “…  è colui che ha lasciato il proprio Paese, per il ragionevole timore di essere perseguitato per motivi di razza, religione, nazionalità e appartenenza politica e ha chiesto asilo e trovato rifugio in uno Stato straniero”.

I Rifugiati alle Olimpiadi di Rio 2016

Definizione che si addice pienamente ai 10 atleti ed in particolare a Yusra Mardini, la giovane portabandiera la cui storia è da libro Cuore. Insieme ad altri 20 migranti nel 2015 tenta la fortuna con un gommone talmente malandato che in prossimità delle coste dell’Isola di Lesbo, imbarca acqua e quasi affonda. Ma lei si tuffa e lo sospinge fino a riva portando in salvo i compagni di avventura dopo 3 ore di estenuanti bracciate. Bracciate che ripete nelle batterie dei 100 stile libero piazzandosi al 41esimo posto. Quale medaglia, quale titolo, potrà mai ricompensare questa diciottenne rifugiata di tanta tenacia ed amore per la vita? Forse è stato lo stesso CIO a sancirne la definitiva consacrazione affidandole il prestigioso ruolo di portabandiera.

Ma chi sono i 10 atleti del Fefugee Olympic Team? Due nuotatori siriani (fra cui Yusra), due judoka del Congo, un maratoneta etiope, e cinque atleti di varie discipline dell’atletica del Sudan del Sud: una sorta di armata Brancaleone. Ma non chiamatela così. Sono arrivati a Rio non solo per rappresentare il loro paese nonostante l’esilio, non solo per conquistare i seppur meritati tanti applausi della cerimonia, non solo per gratitudine verso il CIO, non solo per orgoglio, ma anche e soprattutto per conquistare medaglie. E state certi che ci riusciranno!

Chapeau CIO!

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