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Il figlio di Saul: vince il Golden Globe e arriva nei cinema il 21 gennaio

Il figlio di Saul, di Laszlo Nemes (regista ungherese al suo esordio nella regia) si è aggiudicato il premio Golden Globe come Miglior Film Straniero ed arriverà nelle sale italiane a partire dal 21 gennaio 2016. La pellicola fa parte della lista dei 9 film favoriti per la conquista del premio Oscar sempre nella categoria dei film stranieri.

Geza Rohrig, attore protagonista, arriverà in Italia per la conferenza stampa di presentazione e per la promozione del film che ha già ottenuto una innumerevole serie di premi a partire dal Grand Prix Speciale della Giuria a Cannes 2015, e ha ricevuto apprezzamenti e riconoscimenti dalla critica e dalla stampa.

Trama del film Il figlio di Saul

Siamo in un campo di sterminio durante la seconda guerra mondiale. Saul Ausländer (interpretato da Géza Röhrig) un deportato ebreo di origine ungherese fa parte dei Sonderkommando di Auschwitz cioè di quegli ebrei con il compito di assistere i nazisti durante le fasi dello sterminio degli altri prigionieri. Mentre carica i cadavari nei forni crematori Saul crede di riconoscere nel cadavere di un giovane quello del proprio figlio. Da quel momento il protagonista farà ogni cosa pur di salvare i poveri resti di quello che crede il figlio e trovare un rabbino per dare una sepoltura religiosa alle povere spoglie del ragazze in cui crede di riconoscere suo figlio. Abbandonerà al loro destino i propri compagni di prigionia e ai loro piani di fuga.

Recensione del film Il figlio di Saul

Laszlo Nemes affronta il suo esordio nella regia con grande maturità e con la chiara consapevolezza che il film non solo è estremamente difficile e pluri-rappresentato ma che rischia, come tutti i film che trattano la Shoah, di essere al centro di discussioni e persino contestazioni. Il regista per contrastare queste problematiche propone alcune scelte interessanti nella realizzazione della pellicola. Prima di tutto l’uso del formato 4:3 propone all’occhio dello spettatore una proporzione e una visuale che tecnicamente limita lo sguardo, riduce lo spazio disponibile al movimento e rende meno “spettacolare l’immagine”concentrando più facilmente l’attenzione sul punto di vista del protagonista.

Altra scelta stilistica molto particolare è l’uso della sfocatura degli sfondi e di alcune immagini che attenuano l’attenzione su particolari situazioni come le montagne di cadaveri o la furia nazista, l’isteria collettiva, la disperazione, l’assuefazione alla tragedia … tutto è sfuocato per concentrarsi su Saul che anche visivamente con la grande X sulla giacca è il fulcro della narrazione, il centro del tema, la messa a fuoco per i fucili dei carcerieri e nello stesso tempo dell’occhio della cinepresa.Lo sguardo dello spettatore raccoglie i frammenti dell’immagine che ricostruiscono il senso umano di una vicenda che è un incubo ad occhi aperti. Anche la fotografia poi contribuisce fortemente lavorando in sincronia con la regia a stimolare il senso d’angoscia profonda nel percepire l’avanzare del male assoluto dell’inferno in terra.

La visione di questo film è una vera esperienza sensoriale (audiovisiva) di una forza travolgente con un impatto emotivo scioccante che si conclude con un finale di un fascino senza limiti. Un film da non perdere per noi un degno esordio di un registra destinato a far parlare ancora di sè e delle sue opere.

Trailer del film Il figlio di Saul

 


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