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‘Il Primo Uomo’, il romanzo incompleto di Camus, da oggi al cinema

‘Il Primo Uomo’ è innanzitutto una grande sfida, prima che essere un film. Il manoscritto incompleto de ‘Il Primo Uomo’ fu infatti trovato nell’auto in cui lo scrittore Albert Camus trovò la morte nel 1960. Un manoscritto pieno di cancellature, correzioni e varianti, che la figlia Catherine ha deciso di ricostruire e pubblicare nel 1994.

“Ho accettato una sfida senza mai pensare a un confronto, che sarebbe stato impossibile.  So che il regista deve considerare il libro a cui si ispira uno stimolo e non un tema da illustrare, ma questa volta era diverso. Il primo uomo non è un romanzo di finzione ma un’opera autobiografica: non si trattava quindi di fedeltà a un testo letterario (questione opinabile) ma del rispetto per la vita di una persona. Inoltre non ho mai considerato Il primo uomo un libro “incompiuto” ma l’espressione piena e coerente del pensiero di Camus, in linea con le sue opere più alte. E solo una lettura superficiale potrebbe immaginarlo come un racconto nostalgico rivolto al passato. Penso invece che Il primo uomo sia un libro politico nel senso più ampio del termine, cioè urgente e profondo, un libro “necessario” nel momento in cui è stato scritto, e non solo. Il primo uomo è l’intervento potente di un grande scrittore sulla tragedia del proprio Paese e del proprio tempo, la confessione che sgombra il campo da ogni sospetto di reticenza e di ambiguità rispetto alla guerra di liberazione algerina, di cui Camus ha faticato a liberarsi”.

Così parla Gianni Amelio, regista della pellicola, alla vigilia della presentazione del film.
‘Il Primo Uomo’ è la storia di Jean Cormery (alter ego di Albert Camus), che si trova costretto a tornare in Algeria poco prima del 1960, nel pieno del conflitto tra Francia ed il Fronte di Liberazione Nazionale Algerino. Qui ritrova la madre ed i vecchi amici, i ricordi di un’infanzia non facile. Essi vivono in un clima di tensione, tra attentati e pratiche di tortura. Ma c’è un velo di speranza nel pensiero di Jean, lui crede che sia possibile una convivenza pacifica tra francesi ed algerini.
Un film umano, ma che mantiene una sorta di raffinatezza, alla ricerca di un compromesso nella speranza di una possibile soluzione. Ambientato negli anni ’50, questo film risulta più attuale che mai.
Assolutamente da vedere.

 

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