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Il profumo del tempo delle favole trama e recensione

Il profumo del tempo delle favole: trama e recensione

Il profumo del tempo delle favole, film drammatico di Mauro Caputo, con Antonio Cacace, Giorgio Pressburger, Daniele Tenze, esce nei cinema italiani mercoledì 23 novembre 2016. Giorgio Pressburger racconta in prima persona il viaggio nella sua vita spirituale in base al romanzo scritto dallo stesso artista, Sulla Fede (Einaudi).

Il profumo del tempo delle favole: trama

Un uomo, Giorgio Pressburger, è alla ricerca dei segni della propria fede in un viaggio interiore che si intreccia tra culture molto diverse e testimonianze di un’indagine profonda dell’animo umano. La pellicola, ambientata nella cornice cosmopolita di Trieste, racconta questo viaggio nella vita spirituale dell’artista Giorgio Pressburger che si mette a nudo in prima persona. Dalle esperienze del protagonista ne emerge una specie di trattato di filosofia e teologia fondato sull’esperienza del dolore, del pensiero e della Bellezza.

La ricerca di Pressburger inizia attraverso i ricordi dell’infanzia, piena di problemi e di rischi causati dalle leggi razziali naziste. Si parte dalla fuga in Italia intrapresa dalla famiglia del protagonista e prosegue con il periodo delle frequentazioni scolastiche, con lo sviluppo di gusti rivolti ad autori come Dostoevskij e Kafka, il tutto in turbinio di pensieri plasmanti una coscienza dubbiosa e tormentata.

Il profumo del tempo delle favole: recensione

Tutta la storia è intessuta su una trama ordita in piccoli gesti quotidiani e apparentemente semplici ed è così che Pressburger dà vita ai suoi pensieri, camminando mentre genera il suo pensiero sulle “cose ultime” che riguardano l’essere umano: destino, fede, Dio, paura, vita e morte, Bene e Male, natura, amore, eternità e coscienza.

Accanto al protagonista c’è una natura mozzafiato dove gli elementi primordiali sono lo sfondo del racconto insieme alla Bellezza edificata dall’uomo: le grandi opere dell’ingegno umano create in nome di Dio: cattedrali, sinagoghe, moschee, templi buddisti che ricordano l’importanza di “tentare di aderire la forma al contenuto” e questo è l’onnipotente. Ma è indubbio che i monumenti non abbiano risolto ne mai risolveranno i dubbi relativi alla fede e le contraddizioni delle religioni.

Complesso è il rapporto con la religione, un qualcosa di non meno ammirabile di una scienza, attorno ad essa gli uomini si sono sfiancati in costruzioni mentali immense – teorizza Pressburger- io credo che il pensiero religioso sia annidato tra i vermi e i germi, nelle viscere dell’uomo.

Nel finale del film lo scrittore snoda la Domanda sul presente “Dove stiamo andando? Siamo condannati ad avere fede se vogliamo vivere”. Oggetto filmico misterioso almeno quanto il senso della fede, Il profumo del tempo delle fiabe offre il valore di un ascolto visivo o di una visione ascoltata di struggente densità: il testamento spirituale di un artista e pensatore che sa lasciare traccia nelle coscienze.

Il profumo del tempo delle favole: trailer


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