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Intervista a Cecilia Quadrenni: ‘La mia musica parla dell’amore universale della natura’

Cecilia Quadrenni nasce ad Arezzo e da sempre coltiva la passione per il songwriting e per l’arte. Il desiderio di sperimentare nel campo musicale la porta a mettersi continuamente alla prova. Ne è un esempio il rifacimento in chiave pop del ‘Concierto De Aranjuez’, composizione di musica classica di Joaquin Rodriguez, lavoro che la mette in luce di fronte ad un pubblico internazionale. Nel 2011, un manager londinese organizza per lei un tour nei migliori locali di musica live della capitale britannica. Nel 2012 esce il suo primo EP ‘Molto Personale’, una raccolta di cover in lingua inglese. Comincia così il tour che la vede protagonista con date in tutta Italia e non solo: approda a Parigi ricevendo consensi al Cafè La Cigale e a Londra esibendosi, tra gli altri, al Hobgoblin-Angel e al Dubline Castle. A giugno 2013 esce l’EP ‘To Summer’, anticipato dal singolo omonimo e seguito, venerdì 4 Ottobre, dal nuovissimo singolo ‘It’s Just Rain‘.
Cube Magazine ha avuto occasione di incontrarla e di farle qualche domanda sul suo lavoro…

D: Ciao Cecilia, grazie innanzitutto per la tua disponibilità. ‘To Summer’, il tuo ultimo EP uscito a giugno, è una raccolta di quattro canzoni, di cui tre inediti da te scritti. C’è un filo conduttore che lega queste canzoni?
Cecilia Quadrenni: “Ciao e grazie a te! Il filo conduttore che lega i brani di ‘To Summer’ è quello del rapporto con la natura. Ogni canzone infatti si ispira a manifestazioni diverse, come la pioggia , il clima estivo, da cui prende il titolo l’EP, e il vento della primavera che viene ad annunciare la rinascita e una speranza per il futuro. Non amo scrivere canzoni d’amore legate ad una persona, mi viene naturale ispirarmi all’amore più universale e potente che è quello, appunto, della natura. Se sappiamo ascoltarla ci protegge e ci guida nelle nostre emozioni quotidiane. ‘To Summer’ si riferisce alla stagione dell’estate intesa come stato d’animo, infatti, come certezza di un calore che torna sempre per ricondurci alla nostra vera personalità, riportandoci alla vita dei nostri sogni”.

D: Nel tuo EP, compare anche la cover del brano irlandese ‘Scarborough Fair’, hai un legame particolare con questo pezzo?
CQ: “Questo brano mi è molto caro perché ha in sé il sapore della civiltà irlandese. Parla della fiera di un paese del sud dell’Irlanda, Scarboruogh, e mi riporta a tempi lontani, dimensioni evocative da cui mi sento molto attratta. Ma la cosa che più ha influito nella scelta di riproporlo è stata la linea melodica che si presta molto al mio modo di cantare ed alla mia voce”.

D: Da cosa è dettata la scelta di cantare in inglese?
CQ: “Per me la lingua di una canzone ed il testo in generale, rappresentano un suono, un “significante” piuttosto che un significato e quindi non ho limiti o barriere sulla scelta della lingua. La scelgo in base all’atmosfera che voglio proporre in una canzone, al pari del suono di una chitarra o di un violino. Quindi posso dire che l’inglese ben si adattava agli arrangiamenti ed al sound dei miei brani. ‘It’s Just Rain’, poi, è nato proprio a Londra dove dovevo esibirmi, quindi avevo la necessità di esprimermi in inglese davanti ad un pubblico internazionale. Non escludo comunque in futuro di cantare in altre lingue”.

D: Dalla tua esperienza hai potuto “toccare con mano” la scena musicale inglese. Quali sono le differenze che emergono maggiormente tra il panorama britannico e quello italiano?
CQ: “Qui si arriva ad un punto dolente… Ho notato molte differenze, purtroppo, sia per quanto riguarda la serietà dei gestori dei locali, degli organizzatori, sia per la preparazione e sensibilità del pubblico che ama ascoltare persone che non hanno un nome risonante ma che hanno un proprio progetto inedito. Ed è inutile dire che qui in Italia succede spesso il contrario… Questa esperienza mi ha arricchito ed è stata come una “palestra” per testare il mio lavoro, con molta umiltà e con apertura verso le critiche. Detto questo vorrei anche precisare che non è tutto rosa e fiori nelle altre nazioni e che in Italia le cose stanno cambiando ed è per questo che è giusto, secondo me, rimanere qui a fare parte del cambiamento”.

D: Anche per te, come per molti artisti di questi tempi, è cominciato tutto dal web, quando un produttore inglese ha notato il tuo talento e ti ha portata a Londra. Cosa pensi che ti abbia distinto “dalla massa”?
CQ: “Di preciso non so rispondere, anche se Jan spesso diceva che lo aveva colpito il mio modo di cantare semplice ed intimo. Ma a prescindere da questo cerco sempre di essere me stessa, con i miei limiti ed i miei pregi. Credo che questo alla fine paghi sempre. Ma ci vuole tanto coraggio ed è un percorso difficile e lungo… Spero di essere a buon punto”.

D: E invece, cosa consiglieresti agli altri giovani artisti che tentano la via del web per farsi conoscere?
CQ: “Sono la peggiore per dare consigli! Scherzo, il consiglio che posso dare a tutti i cantanti e artisti in generale è quello di trovare un equilibrio fra la sicurezza in se stessi, che viene appunto anche da un lavoro interiore sull’“essere se stessi”, come dicevo prima, e l’umiltà di accettare le critiche degli addetti ai lavori che con la loro esperienza possono offrirti ottimi spunti per tirare fuori il meglio. Il web, come qualsiasi altro canale, è un mezzo che da solo non basta; ognuno, in base alle proprie esigenze d’artista, deve scoprire quale sia la strada da intraprendere più consona al proprio lavoro”.

D: Quali sono i tuoi progetti per il futuro?
CQ: “Sicuramente un album nuovo al più presto, con tante idee nuove e altre lingue. Poi tanti live che, alla fine, rimangono il rapporto più intimo e coinvolgente con il pubblico e la vera soddisfazione per chi fa musica. Grazie per la bella intervista!”

Un grande grazie ed un immenso “In Bocca al lupo” a Cecilia Quadrenni, per la sua gentilezza e disponibilità, ed un ringraziamento anche a Marta Falcon di Parole & Dintorni.

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