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Intervista a Chiara Buratti: il ricordo di Giorgio Faletti

Chiara Buratti porta in scena le canzoni de L’ultimo Giorno di Sole per uno spettacolo pieno di emozioni in ricordo di Giorgio Faletti.

Ad un anno dalla scomparsa del compianto amico e artista, l’attrice Chiara Buratti debutterà con il nuovo spettacolo di musica e parole L’ultimo Giorno di Sole, in cui presenterà i brani contenuti nell’omonimo album.

Lo spettacolo, composto da 8 brani e 7 monologhi, è stato scritto da Faletti proprio per Chiara Buratti e aprirà la prima edizione del Premio Giorgio Faletti che si terrà il 4 e il 5 luglio ad Asti. L’ultimo Giorno di Sole sarà diretto da Fausto Brizzi e Giulia Mazzoni accompagnerà Chiara al pianoforte con i brani scritti per lei da Giorgio Faletti e arrangiati da Andrea Mirò.

La produzione del progetto L’Ultimo Giorno di Sole è a cura della Orlantibor di Roberta Bellesini Faletti, moglie di Giorgio, che ha fortemente voluto la realizzazione di questo grande desiderio del marito, con l’aiuto e il supporto dei suoi amici più cari.

L’Ultimo Giorno di Sole debutterà al Teatro Alfieri di Asti in Via L. Grandi 16 alle ore 21.00. il prezzo del biglietto d’ingresso è di 10 euro. Per info e biglietti 0141 399057.

In occasione della presentazione di questo progetto in cui musica ed emozioni si fondono, abbiamo avuto l’occasione di scambiare qualche parola con Chiara Buratti. Ecco cosa ci ha raccontato.

Ciao Chiara, innanzitutto benvenuta su Cube Magazine. Tu sei interprete vocale dell’album L’ultimo giorno di sole uscito il 4 giugno, con i testi inediti e le musiche del grande Giorgio Faletti arrangiati da Andrea Mirò. Come hai saputo che Giorgio Faletti aveva scritto su misura per te sia le canzoni dell’album sia la pièce teatrale omonima? E quali sensazioni provi a dare voce all’ultima opera di questo nostro grande e poliedrico artista?
L’ho saputo direttamente da lui in prima persona. Giorgio era venuto a vedermi recitare durante uno spettacolo e, alla fine di quello, mi ha chiesto come mai non avesse mai scritto qualcosa per me. Ho detto scherzando che quando voleva ero pronta a recitare qualsiasi cosa scritta da lui. Ha risposto che mentre mi vedeva recitare aveva già scritto tutto nella sua testa. Nell’arco di due settimane aveva già composto le prime canzoni e, mentre provavamo, ogni giorno scriveva una parte dello spettacolo. Scrittura e composizione sono avvenute praticamente in contemporanea. Per quanto riguarda le mie sensazioni, c’è un grande contrasto nella mia testa. La parte emotiva cozza con quella professionale. Quello che è sicuro è che porterò in scena un tempo della gioia, per i momenti passati insieme a Giorgio, e un tempo del pianto, perché non sarà lì con me il giorno dello spettacolo.

L’album  è composto da 9 brani struggenti, descrivibili come racconti nel racconto che non solo confermano il grande valore poetico/narrativo di Faletti, ma ci svelano anche la varietà delle sue influenze musicali e dei suoi ascolti. Quale di queste canzoni ti coinvolge di più e perché?
Devo ammettere che il mio punto di vista sulle canzoni è diverso da quello che finora ha espresso il pubblico. La mia canzone preferita è infatti Nemmeno anch’io perché credo sia un brano che a primo impatto resta inosservato e a cui poi, alla lunga, ci si affeziona. È la storia di due innamorati, lui è magrissimo e lei robusta. Il brano identifica perfettamente queste due figure e lo fa in modo poetico. Le canzoni non sono tutte struggenti. In realtà ce ne sono alcune molto ironiche pure. Ascoltando le tracce si possono vedere un po’ tutte le sfaccettature del carattere di Giorgio, sottolineando sia il versante più in luce, il suo essere allegro, che quello più in ombra, la sua malinconia. Sicuramente nelle canzoni è presente anche il suo lato più scanzonato, vedi il testo di Cose Turche.

L’album si chiude con il brano Confessioni di un pianoforte dove l’ultimo verso è cantato dalla voce dello stesso Giorgio Faletti (registrata nel 2013 presso lo Studio Fonderiefoniche da Manuel Daniele). Perché secondo te Giorgio ha scelto proprio quella canzone e proprio quei versi: «e ho lanciato il mio segnale in fondo a un mare profondo/perché cambiasse la vita/perché cambiasse il mondo/e ho suonato inseguendo l’estate e sfuggendo l’autunno e il suo vento/come fosse il silenzio parola ed il suono un commento/come fosse la musica un sogno ed io il suo strumento.»
L’inserimento è stato postumo. Giorgio aveva deciso che ogni data dello spettacolo sarebbe finita con un duetto tra me e lui. Questo spettacolo è suo e si sente forte la sua mano. Giorgio aveva registrato tutte le canzoni con la sua voce e Roberta, la moglie, ha scelto di inserire questo frammento della canzone come se fosse la sua firma. È il sunto del modo in cui Giorgio vedeva il mondo. Questo spettacolo è suo e si sente forte la sua mano. Lui avrebbe voluto essere sul palco con me.

Giorgio Faletti ha scritto, sempre pensando a te come interprete, anche l’omonima pièce teatrale, che avrebbe dovuto dirigere lui personalmente e che sarà diretta da Fausto Brizzi. Lo spettacolo debutterà proprio il giorno dell’anniversario della scomparsa di Faletti, nella sua città natale (4 luglio al Teatro Alfieri di Asti). Ci puoi anticipare brevemente la trama?
La trama racconta molto ma di sicuro non racconta tutto. Questo spettacolo vive molto di un senso di attesa, di sospensione per qualcosa che deve succedere e che viene svelato solo alla fine. Tutto ha inizio da un annuncio degli scienziati che hanno previsto la fine del mondo, a causa di una forte esplosione creata dall’emissione da parte del sole di una quantità eccessiva di materia solare. C’è però una piccola zona in ombra della terra che probabilmente sarà salva. Tutta la popolazione scappa allora verso la “Terra della speranza”. La protagonista, Linda, decide invece di non scappare, restando l’unica persona a non rifugiarsi. Nell’attesa dell’esplosione, Linda mette in moto la sua memoria, andando su di una collinetta, posto a lei tanto caro sin dall’infanzia. Per esorcizzare quello che sta per succedere e, allo stesso tempo, per accoglierlo nel migliore dei modi, il personaggio canta.

La produzione del progetto L’ultimo giorno di sole, a cura della Orlantibor di Roberta Bellesini Faletti, moglie di Giorgio, che ha fortemente voluto la realizzazione di questo grande desiderio del marito, con l’aiuto e il supporto dei suoi amici più cari, comprende anche l’istituzione del Premio Giorgio Faletti che si terrà il 4 e il 5 luglio ad Asti.  Per l’occasione verranno premiati cinque personaggi esordienti che si sono distinti negli ambiti tanto amati da Giorgio: cinema, letteratura, musica, comicità e sport. Tu sei in questo progetto anche come amica di Giorgio Faletti. Ci racconti, se vuoi, l’amico Giorgio Faletti che tu hai conosciuto e che cosa ti resta di lui?
Ho conosciuto tanti lati del carattere di Giorgio. Per me L’Ultimo Giorno di Sole è l’ultima testimonianza della nostra amicizia, sia da un punto di vista umano che teatrale e musicale. Quello che mi manca di più di lui è la sua voce, le sue telefonate fatte anche solo per dirmi che aveva scritto una canzone e voleva che andassi a sentirla. Era un rapporto con una persona straordinaria vissuto nell’ordinarietà, fatto insieme di divertimento e di crescita. Lui aveva un grandissimo dono, quello di raccontare storie, ripetendole anche mille volte, ma con l’abilità di farle sembrare sempre nuove. Ridevamo tantissimo. Il suo modo di raccontare credo sia la cosa che mi manca di più. Mi ha anche insegnato tante cose come professionista, dicendomi che la fatica e il talento vanno di pari passo. Se ne è andato sereno perché mi ha seguita in tutto il mio percorso. Anche quando era in America a curarsi mi faceva da guida e mi chiamava per sapere se avessi provato, voleva essere sicuro che io fossi concentrata e lavorassi sodo. Giorgio era sempre molto premuroso e generoso, sempre pronto a dare una possibilità alle persone in cui credeva. L’immagine che ho di lui è sempre alla tastiera, sia essa quella del computer o quella del pianoforte.

Un’ultima domanda. Chiara, tu sei un’artista difficile da inquadrare, hai impostato il tuo percorso artistico su più fronti. Come attrice hai collaborato con Ezio Greggio ed Enzo Iacchetti, Giorgio Faletti, Lucio Pellegrini e Pupi Avati, hai recitato in spettacoli di Lando Buzzanca, Marco Falaguasta, Tommaso Massimo Rotella e molti altri. Lavori anche per la televisione come presentatrice su Sky e ora da 4 anni collabori come giornalista e conduttrice per i programmi di Rai Cultura. Hai inoltre presentato diverse serate benefiche e festival e sei, da cinque anni, la lettrice ufficiale del Premio Cesare Pavese. Ma allora cosa farai da grande?
Da grande continuerò a cercare, a viaggiare con la mente e percorrere nuove strade, anche all’interno delle arti citate. Credo che ci siano tanti punti in comune tra le arti e che sia bella la contaminazione che si crea tra di esse, come in L’Ultimo Giorno di Sole, in cui si uniscono teatro e canzone. Ho trovato molti punti di contatto tra il giornalismo e il ruolo dell’attrice. Quando da giornalista devi intervistare qualcuno devi cercare di approfondire la tua conoscenza della persona al di là del personaggio. L’approccio del giornalista al suo intervistato è un po’ quello che deve avere l’attore con il suo personaggio. Per quanto riguarda la mia vita in questo momento, sento di aver bisogno di raccontare storie. Proprio a tal proposito, il mio prossimo lavoro sarà un progetto radiofonico che partirà a settembre. La radio ancora mi mancava. Una cosa è certa, continuerò a viaggiare, anche solo con la mente, ma continuerò a farlo.


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