Intervista a Il Cile: ‘In Cile Veritas’ racconta i miei tormenti con ironia

Cube Magazine ha avuto l’occasione di incontrare Il Cile, all’anagrafe Lorenzo Cilembrini, rivelazione del panorama aretino con il disco ‘Siamo Morti a Vent’Anni’, uscito nel 2012 e trainato dai singoli ‘Cemento Armato’ e ‘Le Parole Non Servono Più’, che ha ottenuto diversi importanti riconoscimenti.
Oggi Il Cile torna con un nuovo disco, ‘In Cile Veritas’, uscito lo scorso 2 Settembre, da cui sono estratti ‘Sole Cuore Alta Gradazione’, che ci ha tenuto compagnia quest’estate, e ‘Sapevi di Me’. Ma ora scopriamo di più di questo giovane e promettente artista e della sua ultima fatica.

Cube Magazine: Ciao Lorenzo, innanzitutto grazie per il tempo che ci dedicherai e complimenti per il tuo nuovo disco, ‘In Cile Veritas’, una sorta di manifesto della nostra generazione. Come descriveresti le tematiche a chi ancora il disco non l’ha ascoltato?
Il Cile: “E’ un disco che esprime i tormenti di un trentenne di oggi precario negli affetti, nel proprio ruolo sociale, nel sognare ciò che desidera, ma allo stesso tempo non smette mai di sperare a testa alta”.

CM: Mi sembra ci sia stata un’evoluzione in “positivo”, tra il debutto e questo secondo album. Ce ne vuoi parlare?
IC: “Sicuramente ho composto questo album con qualche esperienza in più a livello di scrittura e composizione, qualche trucco l’ho imparato facendo molti live e lavorando con la mia band ai provini, credo che tutto questo si colga nell’album”.

CM: Un elemento che accomuna i due album è invece l’ironia. Quanto è importante non prendersi troppo sul serio?
IC: “Fondamentale… Rino Gaetano era autoironico, lo era De Andrè anche se questo suo lato lo ricorda solo Paolo Villaggio nelle interviste e la grande critica lo ricorda solo maledetto e oscuro, lo sono stati i grandi… prendersi troppo sul serio è molto rischioso in questo mestiere”.

CM: Per il video di ‘Sapevi Di Me’ hai coinvolto nella realizzazione anche i tuoi fan. Ma che rapporto hai con chi ti segue e sostiene?
IC: “Un rapporto diretto e piacevole anche se ricordo sempre loro che un social non è la vita reale e se voglio conoscere il vero Cile devono venire ad un mio live e vedere il mio sudore che cola”.

CM: I tuoi testi sono taglienti come lamette (per riprendere il titolo di un tuo pezzo). Come nascono le canzoni? E’ un processo “strutturato” o avviene tutto in maniera più naturale?
IC: “Canzoni come ‘Cemento Armato’ o ‘Sapevi di Me’ sono nate musica e parole nell’arco di 4 minuti, le strofe di ‘Liberi di Vivere’ sono state limate per mesi… quindi non ho una regola fissa”.

CM: Nel disco esce spesso la tematica legata al bere alcolici (anche il titolo stesso del disco la richiama), ma visto più come un modo per scappare dalle emozioni, per evadere dalla realtà. Visto il buonismo dilagante, immagino che qualcuno abbia storto il naso. Come spiegheresti questo tuo approccio verso l’argomento?
IC: “Offrendogli un ottimo calice di Brunello. Scherzi a parte l’alcool è una droga, come lo può essere la Nutella se ne mangiamo 4 barattoli al giorno, come lo può essere il ‘Gratta e vinci’ se ci si indebita a causa di essi. Il vino è parte della cultura toscana e come tale fa parte della mia vita, ma non è la mia vita”.

CM: Gli ultimi due anni sono stati ricchi di soddisfazioni per te. C’è stato Sanremo e poi il difficile ma emozionante palco di San Siro, dove hai aperto il concerto a Ligabue. Quali sono i tuoi nuovi obiettivi?
IC: “Scrivere canzoni sempre migliori e suonare dal vivo il più possibile”.

CM: Ci racconti invece come è nata questa tua passione per la musica e quando hai capito di volere veramente vivere di questo?
IC: “Vidi il videoclip di ‘Smells like teen spirits’ a videomusic e dissi a me stesso: ‘Io voglio essere lui’!”

 

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