Intervista a Jacopo Ratini: ‘Sono un Ladro di Emozioni’

Classe 1982, Jacopo Ratini non è certo nuovo alla scena musicale ed artistica italiana. Nonostante la giovane età ha già all’attivo due dischi, il primo ‘Ho Fatto i Soldi Facili’ ed il secondo ‘Disturbi di Personalità’, uscito a Maggio di quest’anno. Jacopo ha inoltre partecipato a diversi contest di rilevanza nazionale, vincendone diversi, ma sicuramente alcuni di voi ricorderanno il suo volto per la partecipazione a Sanremo 2010, sezione Giovani, con il pezzo ‘Su Questa Panchina’, da lui scritto e composto.
Ma Jacopo è anche un poeta e scrittore, una passione che l’ha portato a fondare il ‘Salotto Bukowski’, un luogo di incontro in cui si parla d’arte. Ad Ottobre 2012 ha anche pubblicato il suo primo libro ‘Se Rinasco Voglio Essere Yoko Ono’. Un artista a tutto tondo, insomma. Noi di Cube Magazine lo abbiamo incontrato e gli abbiamo fatto qualche domanda, a proposito della musica ma anche dell’arte in generale, ecco cosa ci ha risposto…

D: Ciao Jacopo, innanzitutto ti ringraziamo per la disponibilità. Partiamo subito col presentare il tuo ultimo album ‘Disturbi di Personalità’, uscito a Maggio. Un album che tocca diverse tematiche, dall’amore alla psicologia, passando per il sociale, ma tutti legati dal filo comune della schiettezza dei testi. Quanto è importante mandare un messaggio chiaro e diretto?
Jacopo Ratini: “Nella mia musica ho sempre cercato di comunicare con semplicità, utilizzando testi schietti e diretti e un linguaggio chiaro e sintetico. Molto spesso si fa confusione tra musica leggera e musica banale. La leggerezza e la semplicità di un testo non sono sinonimo di superficialità. La musica leggera ha il compito di alleggerire l’animo e per farlo utilizza immagini, metafore, parole semplici e di uso comune”.

D: Il singolo che hai scelto per presentare il disco è ‘Maledetto Il Tempo’, che hai divulgato con un video molto particolare, ispirato al film ‘Fight Club’, ma che a tratti prende anche in giro il fenomeno dell’Harlem Shake. Ci spieghi il motivo di questa scelta?
JR: “In primis perché sono un grande amante del film Fight Club; in secondo luogo perché volevo coinvolgere un gruppo di amici davvero “sui generis” (per non dire matti) come me e farli interagire e ballare in maniera bizzarra; in terzo luogo perché volevo fare le prove generali per un futuro taglio di capelli e… quella parrucca afro-style mi ha fatto capire che la mia cipolla rimarrà al suo posto ancora per molto tempo”. :)

D: Nella title track del disco, ‘Disturbi di Personalità’, parli di una persona che mostra, appunto, diverse personalità. Quanto ha inciso nella stesura del testo, la tua conoscenza della psicologia (n.d.r. Jacopo è laureato in psicologia)?
JR: “La laurea in psicologia, appesa sulla parete della mia camera da letto, non è stata affatto buttata. Il mio percorso di studi mi ha aiutato in primis a capire meglio me stesso e poi ad avere una lente di ingrandimento per mettere a fuoco ciò che vivo e che avviene attorno a me. Dai comportamenti delle persone si può rubare molto ed io sono un ottimo ladro di emozioni e sensazioni. Ognuno di noi ha, dentro di sé, due poli opposti verso i quali oscilla continuamente in cerca del proprio equilibrio e una serie di tratti di personalità che lo contraddistinguono e lo rendono un individuo unico e speciale. Diciamo che il protagonista della canzone ‘Disturbi di Personalità’ è un individuo dai tratti disturbati ma… molto speciali”.

D: Un’altra peculiarità che caratterizza i tuoi testi è senza dubbio l’ironia. Un’ironia che si può sentire soprattutto nella traccia di chiusura ‘Mi Sono Innamorato del Tuo Nome, Purtroppo’. Quanto è importante non prendersi mai troppo sul serio?
JR: “L’ironia (e l’auto-ironia) è una vera e propria ancora di salvezza. È la mia pillola consolatoria per sdrammatizzare su tutto e tutti nella vita. Senza ironia (e auto-ironia) sarei, sicuramente, una persona depressa e frustrata”.

D: Che cosa è cambiato da ‘Ho Fatto I Soldi Facili’?
JR: “Disturbi di Personalità è un disco molto ballabile. Anche in quelle canzoni i cui i testi sono più riflessivi o introspettivi, ho voluto costruire melodie frizzanti, allegre, spesso smaliziate. Era un periodo in cui avevo molta voglia di spensieratezza… così è nato questo disco. Il primo album è stato registrato in diciotto giorni e nonostante sia venuto fuori un buon lavoro, credo che il tempo a disposizione sia stato troppo poco per riuscire a valorizzare completamente quel lavoro. Questo secondo disco, invece, è più riflettuto e maturo. Ha avuto il tempo di decantare, come il buon vino e come tutte le idee migliori. I testi e le musiche hanno subìto mutazioni e cambiamenti continui, diverse volte. È un lavoro pensato interamente da me sia dal punto di vista musicale che grafico. Sono veramente fiero di questo disco”. :)

D: Facciamo un piccolo salto indietro nel tempo e parliamo della tua esperienza Sanremese. Che ricordi conservi di quest’avventura?
JR: “Sanremo mi ha dato la possibilità di farmi conoscere al grande pubblico. Di quell’esperienza ricordo la grande attenzione mediatica nei confronti di ogni artista in gara e l’emozione e l’ adrenalina nell’esibirmi su quel palcoscenico. Lo rifarei ogni anno. Naturalmente con una maturità ed una consapevolezza maggiori”.

D: L’esperienza a Sanremo, ti ha anche aperto le porte verso le Major. Avendo sperimentato anche la realtà della piccola etichetta ed essendoti anche autoprodotto un disco in precedenza, ci puoi dire come vedi – da artista – i pro ed i contro di tutto questo?
JR: “Stare con una Major significa giocare in serie A con una testa di serie. Le possibilità possono essere grandi se la Major investe, altrimenti c’è il rischio di rimanere in panchina. Sempre per fare una metafora calcistica, le Etichette indipendenti, come Atmosferica Dischi, rappresentano le serie minori, le realtà più piccole. Non avendo grandi budget, sono obbligate a degli investimenti limitati e a mezzi limitati, però, in compenso, lasciano un margine di libertà di espressione e di sperimentazione artistica maggiori”.

D: Oltre ad essere un apprezzato cantautore sei anche uno scrittore di racconti e poesie, passione a cui dedichi molto tempo ed energia. Come riesci a conciliare il tutto?
JR: “Ho iniziato a scrivere poesie e racconti qualche anno fa. Con le canzoni riesco a raccontare delle cose ma sono obbligato da una metrica, una musica, un tempo precisi. Con le poesie e i racconti posso spaziare maggiormente e dare ampia libertà e fluidità alle parole, non essendoci vincoli prestabiliti. I format come il ‘Salotto Bukowski’ ed il ‘Club dei Narrautori’ li ho ideati per ridare lustro e dignità all’arte oratoria del Reading. Credo molto nella cultura e, in qualche modo, mi sento in dovere di provare a diffonderla con più energia e tempo possibile”.

D: Cosa riserva il futuro di Jacopo Ratini?
JR: “I tarocchi dicono: tanti soldi, salute, amore e fortuna… E poi continuare con i live in giro per l’Italia e con nuovi format e progetti da realizzare e promuovere. Senza scordarci che sto già lavorando sulle canzoni del terzo disco”.

Un grazie ed un ‘in bocca al lupo’ a Jacopo per i suoi progetti ed un ringraziamento anche a Stefano Blando di Safe & Sound.

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