Intervista a Luka Zotti: ‘Vi accompagno nel mio ‘Forgotten Dream’, tra musica e pittura’

Cube Magazine ha avuto l’occasione di incontrare Luka Zotti, cantautore e polistrumentista che ha recentemente pubblicato il secondo disco ‘Forgotten Dream’. Ma Luka non è solo un musicista, ma un artista a tutto tondo: crea delle vere e proprie opere d’arte, che possono essere quadri, ma anche degli strumenti musicali personalizzati. Ed è durante i suoi concerti che l’artista da sfogo alla sua fantasia, proponendo degli spettacoli sicuramente originali e particolari. Ecco cosa ci ha raccontato..

Cube Magazine: Ciao Luka, innanzitutto ti ringraziamo per la tua disponibilità. Partiamo subito parlando di ‘Forgotten Dream’, la titletrack del tuo disco. Capita spesso di risvegliarsi e di rendersi conto che si è sognato ma di non ricordarsi cosa. Quella strana sensazione che lascia una volta aperto gli occhi.. ci vuoi parlare da dove è nato questo pezzo?
Luka Zotti: “Ciao a tutti, anzitutto grazie a voi per lo spazio che mi dedicate. Il brano ‘Forgotten Dream’ è nato dopo un periodo particolarmente buio della mia vita, mi ero perso…non sapevo più cosa fare per riprendermi così ho semplicemente ‘chiesto un aiuto’, una delle notti successive ho avuto questo sogno di cui non ricordo la trama ma ricordo la sensazione che mi aveva lasciato al mio risveglio, un incoraggiamento a credere in quel che abbiamo dentro, a percorre la ‘propria e personale strada’ senza timori, dunque ho scritto il testo del brano e ho capito che era il momento di ripubblicare un album. Seguiamo sempre i ‘segnali’ che ci arrivano”.

CM: Per questo brano hai creato un videoclip molto creativo, una sorta di viaggio tra la musica e l’arte. Come è nata l’idea?
LZ: “Da sempre mi piace allestire il palco con opere d’arte, portare il mio mondo e le mie creazioni on stage per il pubblico, per rendere lo show ancor più originale, dunque quando abbiamo deciso di girare un videoclip è stato molto semplice: ‘ricreiamo un mio concerto a teatro’”.

CM: C’è un filo conduttore che lega i pezzi contenuti nel disco?
LZ: “Sì, il filo conduttore è la ‘guarigione’, intesa a 360°, quindi guarigione dell’anima, del cuore, della Terra , questo bellissimo pianeta che ci ospita…e che dovremmo trattare bene! Tutti i brani iniziano con un momento di buio, di smarrimento per poi evolversi pian piano e terminare con la luce, la gioia, la gratitudine, oppure con l’accettazione degli avvenimenti che ci sembravano negativi ma che ci hanno fatto fare ‘un percorso’, una evoluzione. Ricordiamoci che i momenti di buio passano”.

CM: Tutti i pezzi del disco sono in inglese, come mai questa scelta?
LZ: “Ho quasi sempre scritto in inglese (in passato però ho anche scritto e pubblicato brani in italiano), non penso ci debbano essere limiti all’espressività, l’importante è ‘essere sinceri’, fare le cose col cuore e con naturalezza. Anche per questo album i testi mi sono usciti con naturalezza in inglese, chissà magari il prossimo disco sarà in francese, peccato che non spiaccico una parola in francese…”

CM: Il tuo è un genere che si snoda tra il folk ed il rock, con qualche accenno di jazz. Quali sono gli artisti da cui trai maggiore ispirazione?
LZ: “Ho ascoltato e ascolto tanti generi diversi e credo nelle contaminazioni, gli artisti a cui mi sento più vicino sono Pink Floyd, Neil Young, The Band, Jackson Browne…”

CM: Tra le collaborazioni spicca quella con l’apprezzata cantautrice americana Beth Wimmer, ci racconti come è nata?
LZ: “La collaborazione con Beth è nata grazie a Damiano Della Torre (caro amico, noto polistrumentista e produttore del terzo disco di Beth) il quale ci ha presentati, io e Beth ci siamo subito trovati benissimo, anche per il comune amore per Neil Young. Successivamente mi ha chiamato per suonare la chitarra nella sua band e abbiamo fatto diversi concerti tra Svizzera tedesca e nord Italia; a uno di questi concerti Beth mi ha invitato a cantare alcuni miei brani, finita la mia esecuzione è tornata sul palco con gli occhi lucidi dall’emozione e dopo qualche giorno si è offerta di cantare per il mio disco”.

CM: Oltre che un ottimo musicista, ricordiamo ai nostri utenti che sei anche un apprezzato artista. Nei tuoi spettacoli dal vivo, inserisci molti elementi artistici, ma anche i carillon, dando vita ad uno spettacolo, oltre che musicale anche visuale.. ce ne vuoi parlare?
LZ: “Nei miei concerti mi è sempre piaciuto introdurre altri elementi oltre alla musica, c’era un periodo in cui proiettavo anche dei video appositamente creati per i brani. Ho sempre avuto con me alcuni giocattoli che riproducono suoni e che uso in modo creativo durante i live, ultimamente alcuni (come i carillon) li ho anche montati sulle mie chitarre… poi ho anche qualche spada laser… Curiosi di sapere come li uso? Venite ad un mio evento!”

CM: La pittura e la musica, sono due arti molto diverse ma al tempo stesso complementari. Non ti chiedo di scegliere, immagino sarebbe impossibile, ma di raccontarci quali sono le emozioni che accomunano per te queste due discipline…
LZ: “Grazie, mi togli da un grosso impiccio! Come potrei scegliere? Come dici giustamente tu sono due discipline complementari, oltretutto ci emozionano toccando diversi sensi, la pittura stimola di più la nostra vista, la musica stimola l’udito… insomma sono due diverse ‘medicine naturali’, da ‘assumere’ secondo propria necessità”.

CM: Ho letto che crei anche degli strumenti musicali personalizzati e molto particolari, come per esempio la Tree Pad Key Guitar. Ce ne vuoi parlare?
LZ: “Sì, creo strumenti musicali professionali ‘personalizzati’, sia per me che per chi me li commissiona, dunque in base alle sue esigenze e necessità. Sono strumenti che vanno a stimolare anche il modo di suonare, spostando i nostri limiti o abitudini musicali. Ho creato per esempio la Chitarra Basso All in One (4 corde da chitarra e 2 da basso) con metà manico fretless (senza tasti) e meta con i tasti, poi altri folli strumenti, per poi arrivare alla Tree Pad Key Guitar, strumento che ingloba chitarra, tastiera, pad/percussioni, multieffetto a raggi infrarossi e carillon, è uno strumento che si può suonare da soli oppure anche in tre, spesso durante i miei concerti con la band c’è un momento in cui tutti i musicisti vengono a suonarla insieme a me, davvero divertente…”

CM: Quali sono i tuoi prossimi progetti, sia in campo musicale che pittorico?
LZ: “Voglio portare di pari passo entrambe, infatti stiamo programmando un tour in locations dove si respiri Musica e Arte, dove poter esporre anche i miei lavori artistici durante i concerti, inoltre voglio fare concerti/eventi in luoghi non convenzionali e suggestivi, dove anche l’ascoltatore si possa sentire più partecipe e stupirsi. Stiamo programmando anche degli House Concert (concerti in casa), dimensione che mi piace molto perché c’è un contatto più ‘intimo’ con i partecipanti… Per esempio ho suonato su un battello sul lago di Como, un evento decisamente particolare, io e la mia band abbiamo presentato l’album ‘Forgotten Dream’, poi due band inglesi hanno proposto i loro brani e a fine serata tutte le band si sono unite per un omaggio ai Pink Floyd. A Novembre altro evento particolare, come location un Agriturismo interamente dedicato ai cavalli, special guest Beth Wimmer (cantautrice californiana di cui abbiamo parlato prima), i partecipanti saranno guidati in un ‘percorso musicale e artistico tra i 5 sensi’…

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