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Intervista a Marta Sui Tubi: ‘Dai portici Bolognesi al palco di Sanremo’

Alcuni mesi fa, quando vennero annunciati i concorrenti per il Festival di Sanremo, il grande pubblico della televisione generalista per la prima volta scoprì che esistevano i Marta sui Tubi. Dopo il passaggio sul palco dell’Ariston, quei ragazzi di origine siciliana, sono diventati volti familiari. Certo il loro modo di fare musica non è così nazional popolare, come ci si aspetta da una simile manifestazione, ma il loro approccio è originale e piacevole. Così spenti i riflettori sulla grande kermesse i Marta sono ritornati con i piedi per terra e stanno per ripartire con la loro attività preferita: la musica dal vivo.
Il loro tour toccherà giovedì l’Hiroshima Mon Amour di Torino e noi in attesa di rivederli, vi regaliamo l’intervista, registrata proprio nei giorni del Festival. A rispondere alle domande è il “front man” Giovanni Gulino.

D: Giovanni, come è nato il gruppo?
«Il gruppo è nato 10 anni fa un po’ per caso. Stavamo suonando sotto i portici della Bologna bohemienne, in via del Pratello. Allora facevamo cover del Marlene Kunz, Alice in Chains, Jane’s Addiction. Erano tutti gruppi che ci piacevano e che avevano nella loro denominazione un nome di donna. Per gioco anche noi abbiamo deciso che avremmo voluto affidarci ad un nome femminile. Mentre eravamo immersi in questi pensieri arrivò il proprietario di un locale, che ci invitò a suonare per lui, in cambio di una bevuta. Nel frattempo ci chiese come ci chiamassimo e noi sparammo la prima cosa che ci venne in mente: Marta sui Tubi. Da quel giorno è stato così, anche se potremmo cambiare in futuro».

D: A chi vi siete ispirati?
«Io credo che la nostra musica sia un sunto delle nostre espressioni individuali. Ognuno arriva da scuole diverse: Diego per esempio è violoncellista ed è di estrazione classico, ma c’è chi viene dal Jazz, o dal metal, dal punk. Il nostro è un vero e proprio frullato».

D: Avete fatto molte collaborazioni…
«In effetti abbiamo collaborato con tantissimi artisti tra i quali Lucio Dalla, Bobby Solo, Moltheni, Paolo Benvegnù, Enrico Gabrielli, Anna Oxa, Enrico Ruggeri. Tutti ci hanno aiutato a crescere, se non dal punto di vista artistico, almeno da quello umano. Abbiamo scoperto persone umilissime, al di là delle apparenze. Lucio in particolare era una persona splendida».

D: La vostra esperienza Sanremese arriva dopo anni di “gavetta” nella scena indipendente come avete affrontato il Festival?
«Dopo Sanremo ci sentiamo più giovani e c’è molta allegria. L’ambiente è stimolante ed adrenalinico. C’è tanta tensione, ma altrettanta voglia di fare bene e di farci conoscere. Per noi il festival potrebbe durare anche un mese, basta che ci facciano dormire due ore di notte».

D: Quali erano le vostre aspettative festivaliere, a prescindere dal risultato?
«Il risultato era l’ultimo dei nostri pensieri. Stiamo vivendo in modo strano, siamo così centrifugati che è difficile capire cosa succede in torno a noi. Il nostro obiettivo sanremese era quello di allargare il nostro seguito e speriamo di esserci riusciti. Ce ne accorgeremo quando si sentiranno di più i nostri pezzi in radio o quando aumenterà la gente ai nostri concerti».

D: Vero è che non vi interessa il risultato, ma vi ha un po’ deluso avere così poco riscontro dal televoto?
«Sapevamo di non poter aspirare alle prime posizioni, ma francamente il televoto è stata tutta una sorpresa, visto che altri artisti molto più quotati si sono ritrovati nella parte bassa della classifica».

D: Così come prevedeva il regolamento avete presentato due brani. Alla fine è passato ‘Vorrei’. Voi su quale avreste puntato?
«Quando abbiamo presentato il pezzo per il festival, abbiamo scelto ‘Dispari’. La commissione ci disse che era molto bello, ma che sulla base del regolamento avremmo dovuto presentarne un secondo. In quel momento non avevamo nulla di pronto. Tra il materiale c’era un reef di chitarra, che in quattro e quattr’otto è diventato ‘Vorrei’. In sintesi non ci saremmo mai aspettati che il pubblico scegliesse il secondo pezzo, ma alla fine va benissimo lo stesso. Dispari è in linea con il nostro passato, Vorrei è una ballatona rock non così originale».

D: Che ruolo ha l’ironia nella musica?
«L’ironia è un linguaggio musicale a tutti gli effetti, perché ti dà la possibilità di dire le cose che pensi in modo non serioso. Ti consente con leggerezza di arrivare al cuore di chi ti ascolta, con il sorriso sulla bocca. Riteniamo che sia poco utilizzata dagli artisti di oggi, ma in passato era il pane di cantautori quali Gaber o Jannacci, che con ironia hanno scritto cose meravigliose».

D: Avete cercato di finanziare la vostra attività con la raccolta di fondi in digitale, ma poi per promuovere il vostro disco avete distribuito un disco in vinile. Non è una contraddizione?
«Le due cose sono assolutamente collegate. In cambio dei fondi raccolti tu puoi dare qualunque cosa, anche un disco in vinile, che per altro è molto apprezzato dai collezionisti. Per noi il digitale è solo la raccolta, poi siamo molto analogici»

D: I vostri esordi sono a Palermo, sul palchetto dei Candelai. Come è cambiato il vostro modo di fare musica?
«Diciamo che ai Candelai con 5 euro riesci a seguire il concerto. I palchi in giro per l’Italia sono molto più cari. Anche il modo di fare musica cambia di conseguenza, perché c’è una diversa aspettativa. Teniamo a precisare, tuttavia, che continueremo ad esibirci sui palchi della musica indipendente, perché quello è il nostro ambiente. Il nostro progetto è basato sulla musica dal vivo e così sarà per il resto della nostra carriera».

I Marta Sui Tubi nascono come duo, formato da Giovanni Gulino e Carmelo Pipitone. Originari di Marsala si trasferiscono per qualche anno a Bologna. Nel giro di pochi mesi passano dai primi concerti nei pub alle registrazioni del loro album d’esordio con Fabio Magistrali e lo pubblicano con Eclectic Circus Records a fine 2003. Tutta la stampa musicale lo accoglie come un capolavoro, mentre il video di ‘Stitichezza Cronica’ passa ripetutamente su Mtv. Nello stesso periodo la famiglia si allarga con l’inserimento alla batteria di Ivan Paolini. Per tutto l’anno i Marta sono impegnati in un intenso tour in giro per i palchi di tutta Italia, mentre il disco ‘Muscoli e dei’ continua a riscuotere successo tra pubblico e critica, spinto anche dal secondo singolo: ‘Vecchi Difetti’. A coronamento di un esordio folgorante, al MEI 2004 i Marta vengono premiati come miglior gruppo indipendente italiano. Dopo oltre 100 date live, i Marta sui Tubi si fermano e, nel 2005, entrano in studio con Marco Tagliola, già produttore di artisti del calibro Di Vinicio Capossela e Nada. E’ ad ottobre 2005 che il secondo album dei Marta sui Tubi vede la luce: intitolato ‘C’è gente che deve dormire’ (V2/Eclectic Circus) è impreziosito dalla partecipazione di diversi ospiti: Bobby Solo, Moltheni, Paolo Benvegnù, Enrico Gabrielli e altri ancora. A inizio 2008 aprono la loro etichetta ‘Tamburi Usati’ e pubblicano il 4 aprile, ‘Nudi e Crudi’: un DVD+CD audio che contiente le registrazioni di diversi concerti, un documentario on the road realizzato da Anna Terra e il singolo ‘L’Unica Cosa’, accompagnato da un video passato in rotazione su tutte le tv musicali. Il terzo disco dei Marta sui Tubi intitolato ‘Sushi & Coca’ esce ad ottobre 2008, sempre per ‘Tamburi Usati’/Venus, ed è il risultato di mesi di lavoro assieme a Taketo Gohara; con l’inserimento nell’organico di Paolo Pischedda al piano e organo hammond, e Mattia Boschi al violoncello i Marta sui Tubi hanno realizzato il loro disco più ambizioso e sperimentale e anche quello di maggior successo. Nel 2011 vede la luce il loro penultimo cd, ‘Carne con gli Occhi‘. La produzione è di Tommaso Colliva (Muse/Calibro 35/Afterhours). Il 13 dicembre 2012 sono annunciati tra i 14 “Big” che parteciperanno alla 63ª edizione del Festival di Sanremo, che coincide con l’uscita dell’ultimo Cd: ‘Cinque, la luna e le spine‘.

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