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Intervista a Massimo Priviero: ‘Dopo 25 anni di carriera ho trovato le mie Ali di Libertà’

Massimo Priviero, cantautore e compositore di origini veneziane, festeggia 25 anni di carriera artistica con l’uscita del suo nuovo disco ‘Ali di Libertà’, ennesimo riconoscimento ad una carriera che lo ha reso noto anche oltre i confini italiani; un percorso di vita che si racchiude in musica.
‘Menestrello di strada’, come lui stesso si definisce, poeta e filosofo: Un mix esplosivo espresso rigorosamente in chiave Rock.
Lo abbiamo incontrato in occasione del suo live al Blue Note di Milano, dove per la prima volta ha presentato dal vivo le tracce del suo disco, ecco cosa ci ha risposto..

D: A 25 anni di distanza dall’inizio della sua carriera musicale, chi è Massimo Priviero oggi? In cosa si sente artisticamente diverso rispetto al suo esordio?
Massimo Priviero: “La vita cambia molte cose, ma in termini artistici c’è un filo rosso che poi lega tutto. Umanamente potresti chiamarla la necessità intatta di essere un uomo libero e un uomo vero, per il massimo che mi riesce. In campo più strettamente artistico è aumentata sempre più la necessità di poesia da trovare in quel che scrivo, unitamente alla commistione di chitarre, fisarmoniche, cornamuse e violini che trovi nelle mie canzoni. E la necessità prima di tutto emotiva nella voce che è andata sempre più crescendo”.

D: ‘Ali di Libertà’ è, come lei stesso ha dichiarato, l’album più importante della sua vita. Perché? In cosa lo sente diverso ad esempio da un ‘San Valentino’ o da ‘ Nessuna resa mai’?
MP: “Ogni volta che pubblichi un album di inediti pensi che sia il più importante che hai fatto nella tua vita. È naturale che sia così. Semplicemente, credo di non aver mai fatto nulla di così autobiografico come ‘Ali Di Libertà’ e questo me lo fa sentire speciale. Allo stesso modo, credo che sia massimamente condivisibile. Molti pezzi della mia vita sono anche pezzi di chi mi è vicino, di chi viene ai miei concerti, di chi cerca dentro le mie canzoni un pezzo della propria esistenza. È a loro che devo render conto e sono loro che mi devono giudicare”.

D: Se dovesse ripensare all’inizio della sua carriera, qual è il momento in cui ha capito che fare musica sarebbe diventata anche la sua professione?
MP: “Questo era il mio sogno di ragazzino, tanti anni fa. Questo era il mio desiderio da far diventare realtà. Non mettevo in conto che non accadesse e non dipese certo dal primo contratto che firmai con la Warner. In qualche modo, quello era ciò che volevo fare e che avrei fatto. A qualunque livello e in qualunque modo. Era semplicemente la vita che desideravo fare e che poi ho fatto. Dipendeva da me, non dagli altri”.

D: “Alzati in piedi , scala il tuo cielo e la tua voce sarà la mia” . ‘Alzati’ è il nuovo singolo estratto dall’ultimo album. E’ una chiara incitazione , un inno al coraggio. A chi va il suo primo pensiero quando canta questa canzone?
MP: “Al vecchio che va’ al mercato e che si chiede cosa può comprare con la sua pensione. Ai ragazzi fottuti ogni giorno nei loro sogni, nelle loro ambizioni, nei loro talenti. A chi crede che la vita va vissuta comunque anche se spesso col coltello tra i denti. A chi decide che io sia uno che in qualche momento può dare la sua voce a chi voce non ha mai”.

D: Che rapporto ha con i suoi fan più giovani? Quale messaggio vorrebbe trasmettergli e quali reazioni vorrebbe suscitare in essi?
MP: “Non ho in realtà molti ragazzi tra il mio pubblico. È più difficile arrivare a toccarli per la semplice ragione che più facilmente vivono inconsapevolmente vessati da quel che ascoltano dalle radioline o dal nulla che, spesso inconsapevolmente, fan proprio. Per chi mi segue, il messaggio più forte rimane quello di provare ad essere il più possibile liberi e veri, tanto più avendo davanti tutta una vita. Non è molto diverso da quel che dico a mio figlio che ha vent’anni. Spero sempre che trovino forza e spesso questo è quel che cerco di dare con la musica che faccio”.

D: La sua musica ha influenze che spaziano dal Rock al Blues, contributi dati da artisti del calibro di Springsteen e Dylan con indiscussa fama mondiale. C’è, invece, o c’è stato negli anni passati un’ influenza italiana per la sua musica?
MP: “No, per nulla. Anzi sì, i canti degli alpini della mia terra veneta”.

D: La sua carriera vanta esordi molto umili da un punto di vista artistico; sappiamo che nella prima parte della sua vita ha viaggiato molto in Europa, portando in giro la sua arte anche per strada. Un percorso sicuramente diverso da chi intraprende la sua stessa carriera tentando la strada dei Talent Show. Cosa ne pensa? Tornando indietro nel tempo e proiettando l’inizio della sua carriera musicale ad oggi, tenterebbe anche lei questa strada?
MP: “I talent show sono spazzatura mediatica. L’ultima band, l’ultimo bluesman, l’ultimo cantautore della provincia di Milano o di Roma ha più storia, più vita e più verità da raccontare. La musica è sangue, sudore, lacrime, sorrisi, lavoro. E non c’entra nulla con dei ragazzotti che cantano più o meno intonati e sanno stare più o meno bene su un palco televisivo. Dunque, come puoi immaginare, non c’entrerebbe nulla con la mia vita neppure se avessi vent’anni oggi. Come non significa nulla un certo tipo di successo”.

D: Ha dei progetti per l’immediato futuro?
MP: “I concerti di ‘Ali di Libertà’. Di quel che accadrà dopo, se avrai piacere, parleremo un po’ più in là”.

Un ringraziamento a Massimo Priviero per la gentilezza e disponibilità ed a Sara Bricchi di Parole & Dintorni.

Intervista a cura di Giorgia La Mantia.

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