Intervista a Mike Mangini al Cemm di Bussero

Qualche settimana fa il direttore del CEMM (centro educazione musica moderna) mi chiama chiedendo la mia disponibilità a per la documentazione fotografica di un “clinic” che da lì a un paio di settimane si sarebbe tenuto alla scuola, accetto senza riserve, le sue proposte sono sempre interessanti e in questo caso si tratta di fotografare Mike Mangini, eclettico batterista dei Dream Theater, italoamericano nato a Boston.
Walter Donatiello (direttore del CEMM) mi concede subito la possibilità di una breve intervista decido di preparare le domande per non rischiare di rimanere senza parole.
Mike si mostra disponibile da subito, mi accoglie nel camerino con un grande sorriso rassicurante e dunque anche con il preziosissimo aiuto di Roberta Rizzo che ha fatto da interprete l’intervista ha inizio.

D: Hai iniziato a suonare la batteria a 5 anni, ma poi hai studiato informatica e una volta laureato, hai lavorato a un progetto per la Difesa, impegnativo e apparentemente lontano dal tuo primo amore…
R: “Beh studiare informatica si collega alla batteria perchè è nel linguaggio binario “on off on off” proprio come la batteria quindi mi ha aiutato ad organizzarmi mentalmente, e poi era più remunerativo rispetto alla batteria, quindi non c’è niente di male a fare un lavoro che ha una paga migliore e nel frattempo sviluppare e suonare musica, ed eventualmente un giorno avere abbastanza studenti di batteria da costruirsi un proprio business. Quindi ho fatto un passaggio dal software engineering ad essere un insegnante e un musicista e poi un musicista a tempo pieno”.

D: Ad un certo punto nel 2000 torni a Boston, scrivi libri e ricominci ad insegnare, perchè?
R: “Ho cominciato a scrivere i miei libri nel 1991, non li ho finiti fino al 1997, ma ho iniziato a scriverli perchè mi aiutava a rapportarmi con gli studenti, in altre parole dovevo spiegarmi nello stesso modo ancora e ancora e ancora e ancora, quindi ho scritto un libro e davo loro direttamente il libro, quindi mi ha aiutato ad insegnare meglio”.

D: Quando sei tornato alle percussioni hai subito conseguito grandi soddisfazioni e collaborazioni importanti, come sei riuscito a passare dalla Rick Berlin Band di Boston alla Thrash Metal Annihlator a Steve Vai?
R: “Per me la musica, la batteria, sembra essere sempre uguale, indipendentemente dal tipo di musica, ci sono vari stili di colpi, diverse abilità per fare i suoni, ad esempio il sound di un batterista rock non funziona col jazz, non è il giusto sound, il corpo non conosce il jazz se conosce il rock…ma in qualche modo, non saprei….riesco a capire tutti gli stili, li ascolto tutti e mi sono esercitato con tutti gli stili, quindi mi sono abituato a suonare leggero, a suonare in modo pesante, musica che ha energia come l’heavy metal, musica calma come quella classica…non riesco a capire come mai per me è tutto uguale, non saprei, mi viene naturale quindi per me era facile farlo ed ogni situazione mi ha procurato un’occasione, io ho soltanto colto l’occasione. Tutto qui”.

D: Ci sono i tuoi successi, i tuoi record come batterista più veloce del mondo ma, non credi che la grandezza di un batterista si legga anche nella sua capacità di dare un suono leggero quando serve?
R: “Quella è la migliore abilità di un batterista, quella di ottenere il suono giusto, perchè quando suono afro-cuban e colpisco tutti i tamburi giusti, colpisco tutto proprio nel punto giusto, perfettamente nel punto giusto, suono comunque come un batterista afro-cuban scarso se paragonato a ‘El Negro’ Horacio Hernandez perchè c’ è qualcosa che riguarda il tocco che è la cosa più importante. Non siamo obbligati a parlare di tocco e velocità nella stessa frase, perchè la velocità è matematica, è solo un derivato, deriva dalla distanza e dal tempo e non ha niente a che vedere con la musica, la velocità non ha nulla a che fare con la musica, ma noi abbiamo bisogno della velocità per fare delle espressioni artistiche quindi è necessaria, ecco tutto, e io non sono il batterista più veloce del mondo e tutto…non lo sono!! qualcuno può allenarsi a fare qualcosa col piede, io non lo faccio e sono il batterista più lento del mondo, o a volte un batterista è molto veloce ad imparare le canzoni, io non credo di essere il batterista più veloce ad imparare le canzoni, non credo di essere il batterista più veloce del mondo a diventare famoso, probabilmente sono il più lento, sul serio, ci è voluto un sacco di tempo! Quindi il batterista più veloce del mondo per me non è solo “velocità”, quelle sono le mani, quella è solo una piccola cosa ma molto utile. Soprattutto il suono è la cosa di gran lunga più importante, non questo “trrrrrr”… lo sanno tutti”.

Grazie Mike ci vediamo più tardi.

Il “clinic” ha inizio all’ora stabilita e ci troviamo di fronte a un professionista della musica straordinario, con una capacità di comunicare, spiegare le tecniche e i meccanismi nel dettaglio al di sopra del comune, lo fa senza nessuna riseva, un professionista che evidentemente ha un legame profondo con la musica e anche con l’insegnamento a giudicare dalla passione che ci mette.

Immagini per gentile concessione di Angela Bartolo

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