Intervista a Violante Placido e Lele Battista

Violante Placido o Viola, due facce diverse della stessa artista. Che sia attrice o cantante poco importa. La cinepresa o il palco di una sala dei concerti sono il tramite per poter esprimere le sue capacità e la sua voglia di affermarsi. L’abbiamo incontrata ad Asti, prima dell’ultima data della tournee italiana, insieme al cantautore Lele Battista. Ecco come si è raccontata.

D: Sei nata prima come attrice o come cantante?
Viola: Probabilmente come attrice. I fatti dicono questo. Devo dire che da piccolissima fantasticavo entrambe le cose. Guardando i film di Marilyn Monroe, mi affascinava vedere quell’attrice cantare e recitare contemporaneamente. Che fossi attirata dalla musica lo si evince dal fatto che già da bambina ero io che sceglievo ciò che volevo ascoltare. A 8 anni ho visto il mio primo concerto degli Eurythmics, poi sono passata a Cindy Lauper. Insomma ho ascoltato moltissima musica, che è stato uno degli ingredienti principali del mio spazio privato.

D: E il cinema?
Viola: Il cinema è una cosa che mi è venuta a bussare alla porta. Quando ero adolescente avevo quasi completamente accantonato l’idea di fare questo lavoro, diventando una sportiva che voleva andare alle olimpiadi.

D: Il cognome che porti ti ha ostacolato o ti ha aperto delle porte?
Sicuramente mi ha aperto delle porte. Per la mia sensibilità e per il mio modo di essere ho capito che anche la mia prima esperienza davanti ad una cinepresa era già vista con occhi diversi. Insomma sono sempre stata sotto i riflettori. Il fatto di chiamarmi Placido, non mi ha dato la possibilità di farmi le ossa. Avrei voluto fare un po’ di gavetta, ma mi sono subito trovata proiettata nel mondo del cinema, entrando dalla porta principale. Forse la scelta della musica è stata la strada artistica alternativa, da percorrere senza troppe responsabilità.

D: Va in questo senso anche la scelta di “troncare” il tuo nome Violante?
Viola: No quello è stato più un’esigenza artistica. In Italia il rischio di scrivere dei testi banali è reale, al contrario se scrivi in inglese, la cosa spesso non succede. Così ho scelto di scrivere in inglese ed ho reputato il mio nome completo inadeguato. Per questo motivo ho scelto un nome che fosse anche un colore, una sensazione immediata.

D: Con il cinema sei arrivata a toccare Hollywood, recitando con George Clooney e con Nicholas Cage. Ma sei stata protagonista anche di film d’autore italiani. Che differenze hai riscontrato tra i due mondi?
Viola: Sebbene abbia recitato con Clooney, l’ho fatto nell’ambito del cinema indipendente. La mega star di Hollywood ha scelto di rischiare, recitando in storie che magari gli studios non gli avrebbero permesso di realizzare. Quindi in realtà la collaborazione con George è molto lontana dagli Stati Uniti e molto più vicina alla mia terra, visto che le scene sono state girate in Abruzzo. Diverso è stato recitare con Cage. In questo caso è stato un fumettone americano, con l’eroe dark. Per me è stato come andare al luna park. E’ stata un’esperienza divertente, che l’Italia non avrebbe mai potuto farmi vivere.

D: Tra i tuoi ruoli più delicati che hai interpretato c’è stato quello di Moana Pozzi. E’ stato difficile trasformarti in una pornostar?
Viola: Ho sentito una grande responsabilità, ma allo stesso tempo ho voluto fortemente entrare in quel progetto, senza farmi troppe domande. Con il senno di poi dico meno male. Se avessi avuto essere razionale mi sarei spaventata. E’ stata una bella sfida, che come attrice mi ha fatto crescere enormemente. Moana è un personaggio amatissimo, ancora molto presente nel pensiero delle persone. Mi sono affezionato tantissimo a lei, anche se devo ammettere che sentivo moltissimo questa responsabilità. Ogni giorno le dedicavo un pensiero prima di salire sul set, quasi a creare una connessione diretta extraterrena. E’ stato davvero bello.

Come anticipato, Violante Placido, insieme con Lele Battista, ex frontman de La Sintesi e oggi apprezzato musicista solista, ha appena concluso un tour che ha toccato ogni parte della penisola. In ‘Nel Mentre Live’ ha proposto brani del suo primo disco, ma ha anticipato qualche pezzo di quello che sarà il secondo cd, in avanzata fase di realizzazione.
Viola e Lele, Lele e Viola, un duo molto affiatato che sfonderà nel mondo della musica d’autore. Sentiamo cosa hanno da dirci in merito.

D: Che cosa vi ha dato questa tournee?
Viola: Mi ha dato la possibilità, dopo diversi anni, di risalire su un palco, fatta eccezione per le esperienze estemporanee con Giò (Mauro Ermanno Giovanardi), dove cantavo un paio di pezzi nel corso del suo concerto. In questo caso lo spettacolo è nelle nostre mani ed è un’esperienza molto più matura, nel senso che faccio tutto con maggiore consapevolezza. Questo impegno è formativo, intenso entusiasmante. E’ bello poter fondere due mondi molto differenti ed è stata un’occasione di cantare molti pezzi in italiano, duettando con Lele. In definitiva posso dire di averci guadagnato tantissimo.
Lele: Dico che l’unione ha fatto la forza. Secondo me siamo riusciti a fare uno spettacolo che da separati mai avremmo potuto fare. Abbiamo lavorato molto bene ed abbiamo unito due mondi che sono diversi, senza mai confonderli, mantenendo dei contrasti e credo che questa cosa faccia bene al concerto. Il pubblico vive una continua alternanza di momenti soft ed altri più aggressivi ed in definitiva questo altalenare ha in qualche modo rispecchiato il carattere di entrambi.

D: Viola ha origini spiccatamente acustiche e cantautorali, Lele più portato per l’elettronica, come è stato questo incontro?
Lele: In realtà è probabilmente il contrario. Nonostante il mio background sia elettronico, ultimamente avevo intrapreso una strada acustica, mentre Viola, invece, dopo un primo disco acustico ha vissuto contaminazioni e sperimentazioni elettroniche, grazie alla collaborazione con Gabin (Alessandro Gabini).
Viola: In questa esperienza è stato importante tirare in ballo l’esperienza con Gabin, che è stato il bassista del mio primo disco e del mio primo tour. Oggi lo stesso strumentista è molto presente nell’alternanza tra palco e studio, per portare il proprio contributo nella realizzazione del nuovo lavoro discografico. Lui propone molti contrasti musicali interessanti. Se il mio primo disco è stato molto intimo ed acustico, oggi non mi sentirei di riproporre la stessa Viola. Allora ero un’artista che stava cercando di entrare in punta di piedi nel mondo della musica. Adesso quella sorta di pudore è andato via via scemando, trasformandosi in un’esigenza consapevole. La fortuna di incontrare altri artisti, quali Lele Battista, mi ha consentito di sperimentare cose nuove. La novità non mi fa paura, anzi, ho bisogno di trovare delle sonorità che mi rappresentino oggi e che mi porteranno nel futuro.

D: Chi ha cercato chi?
Lele: Ci siamo incontrati. Io ho proposto a Viola di lavorare insieme, offrendomi di scriverle alcuni brani. Avevo voglia di cimentarmi nella figura dell’autore, dopo anni in cui componevo brani che poi cantavo io direttamente. Ci siamo conosciuti in un periodo in cui questa esigenza era fortissima e pensavo che la sua voce potesse rendere giustizia al mio modo di scrivere, mettendo in risalto tutte quelle sfaccettature che non sempre sono così immediate. Trovo che nel suo modo di cantare, ci sia una pulizia di esecuzione affascinante.
Viola: Sono state le circostanze che ci hanno fatto incontrare, ma credo che alla base di questa collaborazione ci sia qualcosa di autentico. Guarda caso lui aveva l’esigenza di comporre e io cercavo qualcuno che mi consentisse di esplorare l’italiano, dopo anni in cui ho cantato solo in inglese. La nostra non è stata una scelta a tavolino ma è stato un qualcosa che ci ha travolto senza scossoni, ci ha portato a collaborare in modo sempre più continuativo, fino a portarci su un palco. Il tutto in maniera molto naturale.

D: Dopo questo tour l’esperienza proseguirà ancora?
Lele: A questo punto c’è da fare al più presto il disco di Viola, del quale farò parte. Un po’ di lavoro è già stato fatto, molto ci sarà da fare. Poi penseremo al mio disco, in cui spero ci possa essere la sua partecipazione. Dopo questi impegni, penso ritorneremo sul palco (la tournee riprenderà a febbraio ndr), perché credo che questo spettacolo sia cresciuto e c’è il desiderio da parte di entrambi che l’esperienza non si concluda qui.

Intervista a cura di Vincenzo Nicolello

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