Intervista ad Alessandro Cecchi Paone, che presenta il nuovo libro ‘Le Ragioni Dell’Altro’

Alessandro Cecchi Paone con il nostro inviato Vincenzo Nicolello

Alessandro Cecchi Paone è un volto televisivo molto noto. La sua storia professionale dura ormai da un trentennio e spazia dalla divulgazione scientifica, al giornalismo, per passare all’intrattenimemento, fino alla politica. E’ uno dei pochi personaggi pubblici italiani ad aver dichiarato la sua omosessualità. Dopo il suo “coming out”, il suo impegno politico e sociale è stato finalizzato al tentativo di rendere il nostro Paese finalmente libero dai diktat della Chiesa. Su questi temi ha scritto un libro: ‘Le ragioni dell’altro‘, che ha presentato la scorsa settimana a Bra, grazie all’invito di Collisioni Festival. In quell’occasione abbiamo realizzato questa intervista.

CM: Alessandro, il nostro Paese potrà mai essere considerato laico?
ACP: «Direi di no. L’Italia è che fa parte del mondo libero e liberale occidentale, ma non ha mai risolto il problema di convivenza con la sede di una delle più importanti religioni. Questo non è vissuto in termino positivi. C’è un’eccessiva confusione di ruoli, di poteri, di interessi».

CM: A questo tema hai decicato un libro…
ACP: «Abbiamo iniziato a scrivere il libro con Paolo Gambi quando questa confusione sembrava aver raggiunto il livello di guardia. Per 10 anni per volontà di Papa Ratzinger e tutti i cardinali del suo entourage, c’è stata un’incredibile offensiva, circoscritta all’Italia. Un attacco all’illuminismo, alla cultura occidentale, ai valori non negoziabili, al relativismo. Quindi sostanzialmente un attacco alla libertà moderna. E’ stata una cosa inaudita che ha costretto noi laici liberali e democratici a difenderci. Così si è scatenato un decennio di scontri anche violenti, come mai ce n’erano stati, se non ai tempi del risorgimento. Il nostro Paese funzionerà soltanto quando laici e cattolici, pur nella diversità di vedute si parleranno e collaboreranno, dando una sintesi della loro diversità nell’interesse del bene comune. Ritornando al libro, ricordo che in un primo tempo i toni erano decisamente duri poi le cose sono un po’ cambiate…»

CM: Cosa ha fatto modificare questi toni?
ACP: «Intanto gli scandali che hanno in qualche modo incrinato l’integerrimità del Vaticano, le dimissioni di Benedetto XVI, l’arrivo di Bergoglio, che ha dimostrato immediatamente una disponibilità all’apertura del dialogo nei confronti del mondo laico. Fatti che hanno portato una reazione positiva da parte di noi laici liberali. Proprio per questo il libro ha cambiato un po’ target, parlando del passaggio dal conflitto al dialogo».

CM: Le colpe non sono soltanto della Chiesa, che in fondo fa il “suo mestiere”…
ACP: «La colpa del decennio passato, che ha fatto così tanti danni, creando un’atmosfera culturale così cupa, non è stata colpa soltanto del Vaticano che ha lanciato un’offensiva di cui non se ne sentiva il bisogno. Buona parte delle responsabilità è da far gravare su un mondo politico non autosufficiente e incapace di mantenere delle posizioni ferme. Questo è stato un vero disastro. L’impressione attuale è che qualcosa sia cambiato. Forza Italia si è liberata delle componenti post fasciste, il Pd è condotto da Renzi, che pur avendo una matrice cattolica, ha visione molto moderna. Queste forze potranno contribuire ad una riscrittura della separazione tra Stato e Chiesa».

CM: Parliamo di diritti per le coppie di fatto. Arriverà mai il loro riconoscimento?
ACP: «Questa è solo una delle conseguenze di un paese a sovranità limitata, guardato con sospetto da tutto il mondo occidentale. Siamo l’unico paese, con la Grecia, dove c’è la Chiesa Ortodossa che è quasi peggio della Cattolica, che non ha potuto regolamentare i diritti civili di base, proprio perché c’è stata un’esplicita volontà da parte del Vaticano di non consentirlo. Non ci sono andate di mezzo soltanto le coppie di fatto o i diritti degli omosessuali. Ci sono argomenti quali il testamento biologico, la fecondazione assistita per i quali l’Italia è a margine, esclusa da ogni possibile discussione. Purtroppo qui vige l’eterna confusione tra reato e peccato. La cosa è ancora più grave se si considera che la popolazione cattolica nel nostro paese ormai è abbondantemente al di sotto del 50%».

CM: Il tuo coming out è stato molto importante per il mondo gay. Dal punto di vista professionale che implicazioni ha avuto?
ACP: «La mia era una esigenza personale. Sono una persona di cultura votata alla chiarezza, alla trasparenza, alla lealtà e all’onesta. Speravo di andare in Europa come liberale radicale per cercare di far rientrare l’Italia nel circuito dei paesi normali e civili. Non ce l’ho fatta per pochi voti. Credo che comunque la mia azione sia stata utile, sperando che qualcosa potesse succedere. Ho continuato a ricoprire questo ruolo di testimonianza pubblica, ho lavorato tantissimo ma alla fine, purtroppo sono rimasto uno dei pochi a compiere questo gesto. Pensavo che dopo di me ci sarebbe stata la fila di persone che notoriamente sono nella mia condizione, ma che si nascondono, ma la cosa non è successa. Continuo ad essere forse l’unico a parlare di queste problematiche, che gli altri dimenticano, negano o lasciano a margine. Io sono comunque soddisfatto perché c’è stato un grande abbraccio da parte del mondo culturale. Molte università mi hanno chiamato per insegnare comunicazione e giornalismo».

CM: Come vedi il tuo futuro professionale?
ACP: «Lascio decidere al pubblico. La mia parabola professionale è stata così bella e appagante da non essere preoccupato. Sono ormai oltre trent’anni che faccio questo mestiere. Posso continuare così, ma spero che presto possa accadere che il mio ruolo di testimone civile possa diventare inutile. Sicuramente continuerò ad insegnare, perché questa professione dà soddisfazioni inimmaginabili».

Intervista a cura di Vincenzo Nicolello

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