Intervista agli Hikobusha: ‘Nei nostri ‘Disordini’ raccontiamo le nostre contraddizioni’

Hikobusha - Foto_b

La band Hikobusha – composta da Davide Gammon (voce, tastiere e programming), Paolo Zangara (basso elettrico, chitarre acustiche ed elettriche e voce), Stefano Maurizio (chitarra elettrica), Gianmario Jama Ferrario (synt, chitarre acustiche ed elettriche e voce) – ha appena pubblicato il terzo album ‘Disordini’. Per l’occasione noi di Cube Magazine abbiamo avuto la possibilità di scambiare qualche battuta con loro…

Cube Magazine: Ciao ragazzi innanzitutto grazie mille per la disponibilità. Iniziamo quest’intervista con una domanda molto semplice ma che potrebbe essere la chiave per entrare nel vostro mondo. Come mai la scelta del nome ‘Hikobusha’ per la vostra band?
Hikobusha: “Hikobusha è la storpiatura di una parola giapponese (hibakusha), che ricorre nei libri di Kenzaburo Öe. Significa pressappoco “sopravvissuto” ed è stata coniata nel secondo dopoguerra per riferirsi ai superstiti del disastro di Hiroshima e Nagasaki.”

CM: Essendo il nome della vostra band nato da una parola giapponese, quale è la motivazione che vi ha spinto a scegliere un nome che vi caratterizzasse proprio in questa lingua?
H: “Dalle rovine del dopobomba orientale alla provincia industriale lombarda, da cui proveniamo, il passo è meno lungo di quanto si pensi”.

CM: A tal proposito vi piacerebbe comporre un brano in giapponese se ne avreste la possibilità?
H: “I nostri testi nascono in giapponese storpiato (un grammelot che si presta particolarmente bene al post punk) e poi vengono adattati all’italiano. Naturalmente si perdono molte sfumature di senso e di non-senso, ma dobbiamo adeguarci al grande businness della musica alternativa nostrana. Altrimenti come potremmo pagarci le spese della villa faraonica con piscina riscaldata che tutti (famiglie e amanti comprese) abitiamo?”

CM: Passiamo all’argomento del vostro nuovo e terzo album ‘Disordini’. Quale è la caratteristica principale di quest’album, la cosa che accomuna i pezzi presenti in esso?
H: “Sicuramente il titolo, Disordini. Abbiamo voluto raccogliere umori e suoni diversi, anche contradditori. Sappiamo che la vita è piena di risate e sangue e il peggior errore che si possa commettere è ostinarsi di evitare di fare errori”.

CM: Per il video musicale di ‘Obliquità’, primo brano del disco ‘Disordini’, ha lavorato il regista Mattia Molinari. Come è stato lavorare con questo artista?
H: “Incredibilmente facile e meravigliosamente ispirante. Fino al giorno delle riprese non avevamo la minima idea di quello che avesse intenzione di girare. Prima che ce ne rendessimo conto, era già tutto finito e perfetto. Un vero e proprio blitz. Mattia è un ninja della ripresa”.

CM: C’è una band Italiana o anche un cantante singolo del panorama Italiano odierno e passato al quale vi ispirate e che ammirate particolarmente?
H: “Uno su tutti: Giorgio Gaber. Sul nostro disco precedente, Discoregime, abbiamo “tentato” la cover di un suo brano meno conosciuto, si chiama ‘La massa’. Quando la suoniamo dal vivo, la gente fatica a credere che non sia nostra. Poi ci chiede come mai non facciamo qualcosa dei Bluvertigo. E questo dovrebbe far molto riflettere…”

CM: Se qualcuno vi chiedesse di descrivere la vostra band con solo tre parole, tre parole essenziali che vi caratterizzino, quali sarebbero queste tre parole?
H: “Pseudo. Art. Rock”.

CM: Quali sono i punti fondamentali della vostra carriera che l’hanno caratterizzata dal 2005 quando la vostra band è stata fondata fino ad oggi?
H: “Primo: pretendere molto (sia da noi stessi che dal nostro pubblico), forse troppo. Secondo: costruire un immaginario, prima che un suono. Terzo: evitare (per quanto possibile) i grassi saturi e le merendine preconfezionate”.

CM: Essendo voi nati come band nel 2005, che cambiamenti avete notato nel mondo musicale Italiano ed internazionale da quell’anno ai tempi odierni?
H: “Nessun cambiamento. Il mercato musicale procede con la sua lenta e straziante agonia, la musica prospera in forme sempre più avvincenti e sperimentali. In senso inversamente proporzionale”.

CM: Discorso Sanremo. Il mese prossimo si celebrerà una nuova edizione del Festival più importante della musica Italiana. Sanremo è nei vostri obiettivi futuri?
H: “Beh, di solito scegliamo località più meridionali: il mare è più bello e i campeggi costano meno”.

CM: Ultima domanda ma non per importanza. Quale è la cosa che vi lega come band e la cosa che avete imparato nel lavorare insieme?
H: “Nel tempo abbiamo imparato ad apprezzare gli aspetti che ci differenziano, rispetto a quelli che ci accomunano. Le canzoni di cui siamo più soddisfatti sono quelle nate dalle tensioni generate dal fatto che siamo molto diversi, a livello personale e artistico. Sarebbe bello riuscire a condividere questa scoperta, soprattutto in un’epoca come questa, dominata da tensioni distruttive, più che creative. Pensiamo che sia questo il motivo che ci spinge a proseguire. Oltre alle spese della villa e al fatto di dover pagare lo stipendio alla servitù, è ovvio”.

Un ringraziamento particolare agli Hikobusha e a Roberta Ruggiero per la disponibilità.

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