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Intervista ai Barmagrande: ‘Cantiamo la ‘Libertà’ senza abbandonare le nostre radici reggae’

Barmagrande è forse un nome che per i più sembrerà sconosciuto, ma sono oramai una realtà consolidata nella scena reggae italiana. Loro sono Emma Lercari ed il fratelli Sandro e Marco Donda, e non hanno la tipica immagine che possiamo avere di un gruppo reggae, ma del reggae incarnano lo spirito ed, ovviamente, il sound. L’ultima produzione della band si chiama ‘Libertà’, il quinto album in studio co-prodotto con Stephen Stewart (vincitore di ben 2 Grammy Awards): 10 brani cantati in italiano, inglese e francese, che parlano di spiritualità, di filosofia buddista e vegan. Ma partiamo subito..

D. Dal vostro nuovo album emergono diversi messaggi, dalla spiritualità alla filosofia buddhista fino a quella vegetariana, ma qual è il filo conduttore di questo ‘Libertà’?
“Le libertà essenziali per l’uomo sono la libertà di scelta, di parola, di religione, pensiero, di istruzione. Ma anche la libertà dalle guerre, dall’asservimento economico e culturale, dalla fame, dalle malattie e dalla violenza. Senza questo, non possiamo vivere. Mangiare e respirare non bastano per sentirsi vivi”.

D: ‘Libertà’ è stato registrato nel prestigioso Harry J. Studio di Kingston, dove nacquero alcuni capolavori di Bob Marley & The Wailers, come ‘Catch a Fire’ o ‘Rastaman Vibration’. Registrare in quel posto dev’essere stata un’esperienza emozionante…
“E’ stata un’esperienza emozionante che ci ha arricchito. Abbiamo potuto vedere di persona come si lavora in un grande studio di registrazione, come lavorano e si impegnano i grandi artisti del reggae jamaicano. In 30 giorni abbiamo fatto un bel po’ di esperienza”.

D: Nell’ultimo album, come del resto anche nelle vostre precedenti produzioni, compaiono diverse collaborazioni con artisti anche piuttosto importanti nell’ambiente. Ci dite come sono nate? Avete qualche aneddoto da raccontarci?
“Le grosse collaborazioni le abbiamo avute in questo ultimo lavoro. Abbiamo impiegato 3 anni di produzione e molto investimento. Siamo riusciti a contattare importanti artisti come Max Romeo, Bob Andy, Queen Ifrica, Tony Rebel, Freddie Mc Gregor, Cedric Myton, Bernard Satta Collins, ecc ecc. L’iniziale diffidenza veniva subito superata dopo aver ascoltato le tracce in studio. I musicisti jamaicani desiderano molto lavorare a progetti in cui si parla di libertà e diritti umani. Hanno bisogno di cultura, di profondità di pensiero e lo hanno dimostrato con l’impegno e l’entusiasmo con cui hanno realizzato le loro parti”.

D: A proposito di collaborazioni, questo album è co prodotto da Stephen Stewart, com’è nato questo sodalizio?
“Stephen Stewart è il titolare dello studio Harry J, tastierista vincitore di 2 Grammy con Burning Spear e Toots and the Maytals. Dopo qualche giorno di registrazione, vedendo come procedeva il lavoro, ha espresso il desiderio di diventare co-produttore. Ci ha messo a disposizione lo studio per un periodo di 30 giorni, invece che 15 come pattuito in precedenza e si è impegnato a far partecipare il maggior numero di artisti. Ha realizzato nuove parti di tastiera e gli arrangiamenti dei fiati. Grazie a lui abbiamo realizzato un lavoro molto più grande di quanto immaginavamo”.

D: I testi delle vostre canzoni sono sia in italiano, che in inglese ma anche in francese. Come mai questa scelta?
“In questo album abbiamo cantato sopratutto in inglese. Questo perché volevamo rendere comprensibile il testo delle canzoni sia in Jamaica che all’estero. Visto come vanno le cose in Italia, è più facile trovare uno sbocco all’estero che da noi. Il francese è stato utilizzato per la canzone C’est la vie, che parla dell’emigrazione dei ragazzi nord africani. Come è noto, la loro seconda lingua è il francese. L’italiano lo abbiamo utilizzato come “colore””

D: Per quale motivo avete deciso di mettere a disposizione in free download questo vostro ultimo album?
“Semplicemente perché con la crisi del settore discografico non ci sono spazi nè esiste una adeguata distribuzione per gli artisti nuovi, quindi ce la siamo creata da noi. Per dare la possibilità alla nostra musica di essere ascoltata da molte persone, sempre se riusciremo ad acquistare una discreta visibilità sul web, cosa che è comunque difficile e per niente scontata”.

D: Quali sono gli artisti che vi hanno fatto amare il reggae e, di conseguenza, hanno influenzato la vostra produzione musicale?
“Bob Marley, Gladiators, Culture, Abyssinians, Congos, Burning Spear, Toots and the Maytals, Inner Circle, Sly and Robbie….tutta la Jamaica reggae roots!”

D: Barmagrande non è certamente un nome scelto “a caso”. Ci spiegate da dove arriva?
“E’ un sito archeologico situato alla frontiera con la Francia, a pochi chilometri da casa nostra. E’ uno dei primi insediamenti umani in Europa. Volevamo ritrovare le nostre lontane origini umane, le nostre radici, nè culturali nè razziali, proprio soltanto di esseri umani”.

D: Per promuovere il disco partirete in tour? Avete già degli appuntamenti fissati?
“Suoneremo al Big reggae Festival di Nizza (Francia), per il resto è ancora tutto da decidere”.

Si ringraziano i Barmagrande e a Mario Vittoria di Parole & Dintorni per la disponibilità.

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