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Intervista esclusiva ad Herman Medrano & The Groovy Monkeys

Herman Medrano & The Groovy Monkeys sono una band veneta, nata dalla fusione tra il poliedrico rapper Herman Medrano e i padovani Groovy Monkeys, che ha recentemente lanciato sul mercato il primo album in studio, intitolato ‘Noseconossemo’.

Il disco, formato da testi rap in dialetto veneto su musiche che spaziano dal rock al funky, dall’elettronica al raggae, tratta di varie tematiche sociali ma in particolare è un inno alla conoscenza, intesa come strumento di comprensione e di scoperta di noi stessi e della nostra vita. L’album vanta, inoltre, la partecipazione di numerose special guest, tra cui annoveriamo Caparezza, Piotta, Roy Paci, Sir Oliver Skardy, Natalino Balasso, Manu Phl, Dellino Farmer e El Giovanelo: una combinazione di personalità uniche che duettano con Herman nella loro lingua locale, arricchendo di sfumature linguistiche i brani e rendendo questo progetto unico nel suo genere.

Ma partiamo subito con l’intervista:
D: Ciao ragazzi, il titolo del vostro album ‘Noseconossemo’ significa letteralmente “non ci conosciamo”. Perché la scelta di intitolare così questo disco?
R: “La nostra è una proposta, non è difficile fermarsi un attimo e pensarlo seriamente: ci conosciamo? No, non ci conosciamo, tra di noi e nemmeno molto noi stessi. Il nostro ego gioca brutti scherzi. Estendendo il concetto non conosciamo il mondo interiore quanto quello che ci circonda, la nostra storia. Filosoficamente parlando, è il vero obiettivo per cui siamo qui!”

D: Qual è il filo conduttore del disco?
R: “Porre l’attenzione sui nostri comportamenti, in maniera scherzosa e a volte provocatoria. Non ci si conosce per svariati motivi, tutti affrontabili e rimovibili. Vizi, paure, alibi e molto altro troppo spesso si sostituiscono a responsabilità, conoscenza e impegno”.

D: Nell’album non compare solo il veneto, ma anche altri dialetti italiani. Ho sentito delle frasi in bresciano, ma anche in pugliese ed altri. Come mai questa scelta? E soprattutto come ti sei trovato nel cimentarti in altri dialetti?
R: “Abbiamo scelto di lavorare con questi artisti a patto che usassero la loro lingua locale per evidenziare due aspetti del nostro paese: è ricco di cultura e non la conosciamo. Il patrimonio rappresentato dalle parole è inestimabile. Si è voluto stare fuori ancora dallo standard dell’italiano o inglese, per evidenziare la peculiarità dell’uso delle nostre lingue. È oltretutto una esortazione a non sottovalutarne le potenzialità”.

D: Nel disco compaiono davvero molte special guest, tra cui vi sono nomi piuttosto noti. Come sono nate queste collaborazioni? Avete qualche aneddoto da raccontarci?
R: “Tutti hanno dato prova di versatilità e disponibilità, con molti di loro l’amicizia è decennale. La cosa bella di fare un disco nel 2013 è che non devi portare necessariamente nel tuo studio gli artisti, si può fare tutto tranquillamente con internet. Ma quando abbiamo registrato nel nostro studio con Skardy è nevicato, per fare pochi chilometri è stata un’epopea. E’ andato tutto bene, ma a volte brevi distanze sono un ostacolo più di quel che pensiamo”.

D: Com’è nata la collaborazione tra Herman Medrano e i The Groovy Monkeys?
R: “Quattro anni fa, dopo l’ultimo disco da solista, volevo smettere con il rap e fare altro. Dopo un paio di jam le cose già giravano a meraviglia. È l’inevitabile evoluzione della voglia di spingersi oltre, per conoscere mondi a me quasi totalmente sconosciuti. Abbiamo unito un rapper in lingua veneta a dei musicisti provenienti da generi molto differenti, siamo una mosca bianchissima che non puoi non notare”.

D: Herman, tu sei un rapper ed hai sempre lavorato come solista, o comunque in duo con Dj Tech. Com’è lavorare con una band? Lo hai trovato più difficile, stimolante, o altro?
R: “Il passaggio verso la musica suonata, dopo 20 anni con i deejay ha prodotto in tre anni un doppio cd live e uno di inediti, noi ne siamo felicissimi! Lo stimolo non deve essere ricercato, le cose fluiscono in modo naturale, come è naturale dover superare le difficoltà che si incontrano in qualsiasi lavoro. E’ sicuramente cambiato il mio metodo di comporre le canzoni, ora scrivo e loro disegnano la musica più adatta, un tempo sceglievo le basi e poi scrivevo seguendone il mood”.

D: Come hanno accolto il nuovo disco, durante le prime date live, i tuoi fan di sempre?
R: “A noi è sembrato che il pubblico abbia risposto entusiasticamente. Le novità sono sempre difficili da recepire quando ci si abitua bene! The Groovy monkeys sul palco sono delle maledette macchine da guerra, difficile non accorgersene”.

D: In Veneto sei una vera e propria icona. In futuro speri di poter “esportare” la cultura ed il dialetto veneto in tutta Italia?
R: “Lo stiamo già facendo, i veneti sono sparsi un po’ dappertutto nel mondo. Chi emigra tiene viva la propria cultura anche attraversala lingua. Ma non mi fermerei alla lingua che usiamo, anche se importante. Chi ascolta un disco in inglese spesso non capisce tutto, ma è sufficiente arrivi il concetto. Cominciamo da questo, i nostri messaggi arrivano chiari e puliti”.

In bocca al lupo ragazzi!

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