Intervista a Giangilberto Monti: il percorso tra poesia e ironia in ‘Opinioni da Clown’

Cube Magazine ha avuto occasione di scambiare qualche battuta con il cantautore milanese Giangilberto Monti, che ha recentemente pubblicato il suo nuovo album ‘Opinioni da Clown’. Tredici tracce inedite in cui lo chansonnier ha riassunto i suoi 30 anni di esperienza tra il cantautorato e la comicità, tra cui spicca ‘Alla Fine Della Festa‘, tratto da ‘L’Opera dello Sghignazzo’ scritta da Dario Fo e Fiorenzo Carpi che Giangilberto ha riadattato in forma musicale. Ma, scopriamo qualcosa in più su questo interessante artista..

CM: Buongiorno Giangilberto, la ringrazio innanzitutto per la sua disponibilità. Vorrei subito parlare di questo suo nuovo progetto ‘Opinioni da Clown’. Ci può dire come è nato?
Giangilberto Monti: “Proprio dalla voglia di riassumere in una manciata di brani inediti il mio percorso tra poesia e ironia, dopo anni passati a interpretare mondi altrui, dalla canzone francese a quella umoristica italiana. Direi che sono tornato alle origini, quando a metà degli anni Settanta musicavo racconti e fughe da casa, ricordi di viaggi o storie metropolitane di ordinaria follia”.

CM: Noto che nei pezzi che compongono l’album si parla spesso della nostra società e di temi attuali, visti attraverso metafore e sempre con molto sarcasmo.. quanto pensa sia importante che l’arte si accosti all’attualità?
GM: “L’attualità dell’arte è legata più a chi la fruisce, che all’artista stesso. Se i temi trattati sono universali, si può sperare di andare oltre il proprio tempo, anche se la canzone, come diceva Serge Gainsbourg, è un’arte minore. Però canzoni se ne possono sempre scrivere, basta che non siano solo canzoncine, canzonacce o canzonette…”

CM: Il segreto immagino sia “non prendersi troppo sul serio”, come del resto si può anche evincere dal titolo del disco, ‘Opinioni da Clown’ appunto. E’ così?
GM: “Concordo pienamente, ma è solo un’opinione”.

CM: Nell’album sono presenti diversi duetti con artisti di rilievo, da Giovanni Storti (del trio Aldo, Giovanni e Giacomo) a Raul Cremona, passando per Nino Formicola. Come è nata l’idea di coinvolgere anche questi artisti?
GM: “Da sempre amo collaborare, sul palco o al microfono, con altri artisti. Nel 1983 ho pubblicato con la CBS (oggi Sony) il primo album di duetti nella storia del pop-rock italiano: era un racconto musicale dal titolo ‘Guardie e Ladri’, scritto con il tastierista della PFM, Flavio Premoli. Ospitavo Anna Oxa, Alberto Camerini, Bernardo Lanzetti, Francesco Di Giacomo del Banco, recentemente scomparso, e Roberto Colombo, anche produttore dell’intero progetto. Due anni fa è uscito un doppio-cd che raccoglie una ventina di duetti che interpreto con colleghi comici molto più noti e popolari di me. Insomma, direi che non ho mai cambiato idea”.

CM: Parlando invece del brano ‘Alla Fine Della Festa’, è un chiaro omaggio a Dario Fo. Ci può raccontare come lo ha conosciuto e cosa l’ha spinto a creare questo brano?
GM: “Nel periodo in cui Fo lavorava alla messinscena de L’opera dello sghignazzo (1981), libera riduzione dell’Opera da tre soldi di Brecht-Weill, io lavoravo già nella sua compagnia e per settimane gli chiesi di usare in forma di canzone il duetto finale del primo atto, allora interpretato da Nada Malanima e Maurizio Micheli. Finalmente Dario accettò e in accordo con Fiorenzo Carpi – autore delle musiche di quello spettacolo – decisi di ribattezzarlo Alla fine della festa. Di quel testo mi piaceva la poetica fanciullesca e al tempo stesso violenta riferita alla figura del buffone. Quella canzone rimase nel cassetto più di trent’anni e non è solo un omaggio affettuoso al maestro di tanti attori e cantanti, me compreso, ma forse la vera fonte d’ispirazione di tutto questo disco”.

CM: Dopo quest’album, quali sono i suoi progetti? Lo farà diventare uno spettacolo teatrale?
GM: “Ci sto provando, anche con l’aiuto del comico Nino Formicola. Per gli artisti che, come me, contaminano generi e stili, viaggiando in quella terra di mezzo tra teatro, canzone e cabaret, non sempre è facile trovare gli spazi adatti, ma ce la faremo. E non vorrei che rimanesse solo qui, in Italia, perchè il tema del clown e della sua comicità buffonesca, antagonista e spiazzante, è più che universale. Olè…”

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