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Jess Glynne: il racconto del concerto a Milano il 21 marzo 2016

Quando si fabbricano hit su misura, non è così scontato che dietro quell’artista si nasconda un talento puro, senza costruzioni discografiche. Non è il caso della 26enne Jess Glynne: capelli rossi e ricci, occhi verdi e uno sguardo magnetico che incanta durante le performance. Se agli inizi il sound si era unito a quello dei Clean Bandit nella fortunata Rather Be (quadruplo platino in Italia), la giovane artista londinese ne crea uno suo, davvero esplosivo: un mix di hip hop condito da atmosfere soul e una spolverata di pop. Si ascoltano contemporaneamente tante influenze ma personalizzate, lei è la vera rivelazione del 2015.

Colleziona visualizzazioni su YouTube, vince un Grammy con i Clean Bandit, tre nomination ai Brit Awards e i suoi brani sono gli internazionali più trasmessi dalle radio: quello di Jess Glynne con l’album I Cry when I Laugh è un debutto che porta con sé responsabilità e aspettative. E lei non le delude, soprattutto negli show dal vivo.

Trionfo per il primo concerto italiano di Jess Glynne

Naturale, divertente e molto affascinante: per la prima volta in concerto a Milano, il pubblico (sold out) del Fabrique l’aspettava da tempo. L’artista, preceduta dalla giovane Shari, è elegante e si presenta ai suoi fan accompagnata da due coriste e una corposa band. Potrebbe sembrare un commento banale ma la cosa più bella di Jess Glynne è il suo timbro perché è caldo, potente ed estremamente versatile. Più di un’ora di concerto in cui tra le hit pop e ballabili, c’è spazio per brani intimi e sapientemente arrangiati che l’artista modula a seconda delle sue potenzialità. E che importa se non si conoscono tutte le canzoni, lei riesce a coinvolgere il pubblico italiano (variegato, dai più giovani alle coppie trentenni) perché ipnotizza questa sua capacità di proporre un pop mai scontato.

La scenografia sbrilluccica e si intona allo stile della serata ma forse, in questo caso, poteva osare di più: è l’unico difetto che possiamo trovare perché il concerto italiano di Jess Glynne è lineare e ha un buon ritmo, le canzoni sembrano non fermarsi mai. Fa il suo ingresso sulle note della scoppiettante Ain’t Got Far to Go e prosegue con i successi da featuring come Real Love e Rather Be; ci sono anche Why Me, Gave Me Something, Not Letting Go (con Tinie Tempah), My Love, No Rights No Wrongs e You Can Find Me.  Interessante il contrasto tra il tappeto di telefonini durante l’ultima hit “Take me Home” e la cover della serata, Tears Dry on Their Own di Amy Winehouse: la prima cantata dai fan e la seconda ascoltata, in rigoroso silenzio.

Avevo sempre amato la grande voce pop di Mariah, Beyoncé e Whitney, ma rimasi colpita dalla voce di una donna che aveva fondamentalmente una vocalità jazz, così piena di personalità. Poi mi resi conto che lei era inglese e anche adolescente. Quello fu il momento in cui capii che volevo essere anch’io una cantante – rivela la stessa cantante.

E si vede, la cover è da brividi. Il finale è affidato a tre cavalli di battaglia: Don’t Be So Hard on Yourself, Right Here e Hold My Hand. Il pop di Jess Glynne nasconde delusioni sentimentali, ferite emozionali forse ancora aperte ma il suo coraggio e quello splendido talento naturale l’hanno portata a diventare la donna dei record, e ora anche amatissima in Italia.

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