Joan Baez grandi emozioni all’Arcimboldi di Milano

La sua celeberrima esibizione al festival nel 1969 è passata alla storia, così come l’esibizione del 26 luglio 1963 quando con un Bob Dylan ancora semisconosciuto salì sul palco del Newport Festival Foundation, il più importante raduno folk d’America. Quella che allora era considerata come un’originale controcultura divenne nel giro di pochi mesi un culto di massa, con raduni sempre più oceanici per la rivendicazione dei diritti civili e per dire no alla guerra del Vietnam, così come a qualunque tipo di attività legata all’industria bellica (tutta la sua famiglia ne ha fatto uno stile di vita).

Su Joan Baez l’etichetta di folksinger è decisamente riduttiva, nel corso della sua carriera di oltre cinquanta anni il suo repertorio ha spaziato dal rock, pop, country e gospel.

Il teatro degli Arcimboldi ha vibrato quando Joan Baez, con la voce da usignolo che ha incantato due generazioni, ha intonato il primo verso di ‘Blowin’ in the wind’, uno dei pezzi di Dylan che hanno segnato la storia della musica quando ancora si pensava che la musica potesse cambiare il mondo.

Un concerto completamente in acustico, iniziato, per i primi tre pezzi, con chitarra e voce è proseguito dopo l’ingresso sul palco con Joan dell percussionista Gabriel Harris e il multi strumentista Dirk Powell straordinari e sensibili compagni di questa ennesima avventura.

Straordinaria e fresca Joan Baez a tratti ha coinvolto anche il pubblico che per la verità non aspettava altro.

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