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La chitarra di Mark Knopfler ammalia Torino

TORINO – Un Palaolimpico esaurito in ogni ordine di posti ha accolto ieri sera la prima data italiana del nuovo tour di Mark Knopfler, che toccherà da qui alla fine dell’estate anche Milano (questa sera) e poi nel mese di luglio Piazzola sul Brenta (12), Roma (13), Napoli (14), Taormina (16) e Lucca (19).

Il grande chitarrista scozzese, dopo la pubblicazione dell’ultimo album ‘Privateering’, è ritornato a calcare i palchi insieme ad una band composta da 8 elementi. La scaletta proposta a Torino ha previsto 15 pezzi equamente suddivisi tra la produzione dei Dire Straits (di cui Mark è stato l’indiscusso leader) e quella solista. I nuovi suoni proposti dall’artista regalano sensazioni etniche, con sonorità lontane e fiati che in certi momenti ricordano i tenui suoni delle band andine.
La sua esibizione è stato un altalenante susseguirsi di emozioni, che ha strappato lunghi applausi della gente. Inutile sottolineare che le ovazioni più convinte sono arrivate al termine dell’indimenticabile assolo in ‘Sultan of Swing‘, ma in generale è stato soprattutto il repertorio dei Dire Straits che ha scaldato il pubblico e il cuore dei fan. Del resto, se Knopfler ha venduto nella sua lunga carriera oltre 120 milioni di album, molto merito lo deve sound inconfondibile della sua band di esordio, alla costruzione in fondo simile dei brani, che erano un lungo preludio ai suoi virtuosismi con la chitarra elettrica.

Nel complesso il concerto, durato circa due ore, è stato gradevole e i presenti hanno dimostrato di nutrire ancora un profondo affetto per questo artista che ormai sta per spegnere 65 candeline. Se Knopfler può apparire statico sul palco, di sicuro le sue dita continuano a viaggiare in modo vertiginoso sulle corde della chitarra. La classe non è acqua, il talento non si dimentica con il passare degli anni. Se il pubblico è stato composto quasi fino alla fine dell’esibizione, appena sono scattate le prime note di Brothers in arms (primo brano del bis), nessuno è più voluto rimanere al proprio posto e la platea di quello che era un teatro con posti a sedere, si è trasformata in una bollente arena live, che ha acclamato Mark fino a quando anche l’ultimo riflettore si è spento.

Set-list:
What it is, Corned Beef City, Privateering, Father&Son/Hillfarmers Blues, Kingdom of Gold, I used to could, Romeo & Juliet, Sultan of swing, Gator blood, Postcard from Paraguay, Marbletown, Speedway at Nazareth, Telegraph Road. Encore: Brothers in arms, Local Hero.

Immagini per gentile concessione di Vincenzo Nicolello

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