La Recensione di ‘Comedown Machine’ – The Strokes

Data di Uscita: 26 Marzo 2013
Etichetta: RCA
Singoli: ‘All the Time’

C’è davvero grande attesa attorno al ritorno discografico dei The Strokes, dopo un album, ‘Angles’, arrivato dopo 5 anni dall’ultima produzione, che rispecchiava ampiamente i rapporti tra i diversi membri della band, che in quel periodo apparivano freddi.
Ma già dalle prime note, in questo ‘Comedown Machine‘ appare chiaro sin da subito che i rapporti si sono ammorbiditi e che vi è una certa spensieratezza nella composizione dei pezzi, sintomo di un’alchimia ritrovata.

Una cosa in cui sono sempre stati bravi i The Strokes è il creare un singolo che spacchi in radio. Ed anche stavolta non si sono traditi, proponendo ‘One Way Trigger‘ – che tecnicamente non è un singolo, ma semplicemente la prima canzone dell’album che la band ha fatto sentire al pubblico – che aveva l’obiettivo di attirare l’attenzione: la voce di Julian Casablancas raggiunge tonalità quasi femminili, degne di Justin Timberlake, accompagnato da una chitarra vivace. La stessa allegria ritrovata si può sentire nel singolo ‘All The Time‘, accompagnato da un riff inspiegabilmente leggiadro ed un vibrante synth.
Ma in realtà, la verità è che in tutto l’album sono presenti i migliori Strokes, partendo dal saggio groove dance di ‘Welcome to Japan‘, alla sognante ‘Chances’. La titletrack ‘80’s Comedown Machine’ è audacemente sentimentale, quasi sdolcinata, guidata dal quell’organo, ma il bello è che.. funziona!
E’ forse un po’ breve ’50/50‘ per potersene innamorare, e le sue chitarre sporche rischiano di perdersi in tutto il resto. Mentre per la traccia finale ‘Call It Fate, Call It Karma‘ posso solo dire che suona.. strana. Atmosfere di altri tempi, ci portano in uno scenario apocalittico, una sorta di finale (non lieto) che la band ha voluto dare al disco.

Una freschezza ritrovata che non sentivamo da tempo, da ‘Rooms on Fire‘, che è un vero sollievo soprattutto per chi iniziava a pensare che questa band fosse finita. Una giocosità, un’allegria così naturale che ha certamente fatto uscire il meglio di ognuno di loro. ‘Comedown Machine’ non è certo la migliore produzione della band in assoluto, ma certamente una delle migliori degli ultimi tempi.

Tracklist:
1. ‘Tap Out’
2. ‘All The Time’
3. ‘One Way Trigger’
4. ‘Welcome To Japan’
5. ’80′s Comedown Machine’
6. ’50/50′
7. ‘Slow Animals’
8. ‘Partners In Crime’
9. ‘Chances’
10. ‘Happy Ending’
11. ‘Call It Fate, Call It Karma’

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