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La Recensione di ‘Four’ – Bloc Party

Data d’Uscita: 21 Agosto 2012
Etichetta: FrenchKiss
Singoli: ‘Octopus’ / ‘Day Four’

Il nuovo album dei Bloc Party, ‘Four’ (‘Quattro‘) – nome azzeccato, considerando che è il quarto in studio della band capitata da Kele Okereke ed arriva esattamente a 4 anni di distanza da ‘Intimacy‘ – risuona nel mio stereo da oltre un mese.
Un manifesto post-punk in tutte le sue sfacettature, in cui domina il suono asciutto della chitarra. Ma in questo album i Bloc Party sembrano abbandonare quelle atmosfere allegre e disincantate che da sempre caratterizzano l’indie britannico, e cominciano a farsi alcune domande sull’amore, sull’odio, su loro stessi, ma anche sulla situazione sociale dell’Inghilterra di oggi.
Questa metamorfosi è cominciata nel 2005 con ‘Silent Alarm‘, album che li consacrò e con cui iniziarono questo processo di crescita artistica, ma anche – evidentemente – personale. Il titolo infatti era una metafora di quella disperazione tranquilla che affliggeva la Gran Bretagna in quei tempi in cui l’album è stato concepito, un po’ quello che i Radiohead avevano già profetizzato con ‘Ok Computer’ nel 1997.
Ed ora il malcontento è cresciuto, l’informazione è quasi affaticata da questa situazione, ma la band ha saputo catturare nella sua musica tutto questo: quest’album è una sorta di invito a svegliarsi, come furono prima di loro i gruppi nati dalla generazione punk.
‘The Healing‘ è caratterizzata da una chitarra fluente, che però profetizza una redenzione pacifica, come il falsetto di Kele in ‘Take This Lifeline‘, mentre ‘Truth’ contiene allacciamenti vocali che contribuiscono a creare dei picchi emozionali. In ‘Day Four‘ combinano diversi elementi contrastanti tra loro: le chitarre passano dal lamento al tintinnio, accompagnati dalla voce di Kele che risulta quasi angelica, e da al pezzo un tono mistico. C’è anche ‘Hard Talk’, una lenta ballata sulla crescita della fiducia verso l’amata. Ma i Bloc Party non dimenticano i riferimenti col passato che sono palpabili in ‘Team A‘, un pezzo di grande tensione che cresce sempre di più verso il finale, arrivando a detonazione. ‘So He Begins to Lie‘ è un altro riferimento all’intelligenza rock della band degli inizi, dove la band preferisce usare il cervello, anzichè la violenza. E poi ovviamente c’è ‘Octopus‘, singolo apripista, in cui il chitarrista Russell Lissack libera tutta la sua astuzia. Ma è con ‘Valis’ che raggiungono l’apice: grande melodia ed ottimo tiro che riescono a raggiungere il culmine.
Certo è che, nonostante il tempo che passa, non si sono certo dimenticati come colpire e semplicemente, necessitano di farlo ancora.. ed ancora.

Trackilist:
1. So He Begins To Lie
2. 3X3
3. Octopus
4. Real Talk
5. Kettling
6. Day 4
7. Coliseum
8. V.A.L.I.S.
9. Team A
10. Truth
11. The Healing
12. We’re Not Good People

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