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Le tredici dita di Allevi stregano L’Arcimboldi di Milano

E’ lunedì sera e avviandomi come di consueto in anticipo per fare i miei scatti fotografici, questa sera al concerto di Giovanni Allevi, mi pare ci sia meno afflusso, più calma. Entro in sala osservo e aspetto che lo spettacolo abbia inizio.
Lentamente le persone arrivano, composte e silenziose siedono ai loro posti fino a riempire completamente la sala, non posso fare a meno di notare le numerosissime sciarpe arancio, scopro senza fatica che si tratta del suo fans club, sono tanti, tantissimi di tutte le età, scambiamo due chiacchiere e mi colpisce la loro emozione, parlano dei musicisti che si esibiranno come se fossero i loro amici della porta accanto.

Entrano i maestri d’orchestra e aspettano, Giovanni Allevi esce dal buio con una inusuale tenuta, jeans, scarpe da tennis e frac di velluto rosso, attraverso l’obbiettivo vedo senza ombra di dubbio anche la sua emozione, incespica un po’ nelle parole , ma infine riesce a condividere il concetto di introspezione che pensa esprima la sua musica, suggerisce agli ascoltatori come usare le sue note per effettuare un viaggio nelle pieghe dell’anima, sembra che abbia messo in atto a perfettamente gli studi di “Bio-musica e musicoterapia” acquisiti frequentando i corsi del Prof. Mario Corradini nel 1991.

“..La Musica la mia Strega Capricciosa, è riapparsa col suono struggente del violino e del pianoforte e orchestra. La musica della mia rinascita. Dopo un lungo e difficile periodo, le note, la gioia e l’entusiasmo sono tornate ad investirmi come una cascata….”

E’ stata affidata alla composizione per violino e orchestra con Mariusz Patyra impeccabile violino solista nei tre movimenti (Mosso, Adagio, Allegro con Slancio) di quella che nel programma di sala, cosi’ come nell’album ‘Sunrise’, è stata definita ‘La danza della Strega – Concerto per violino e orchestra in fa minore’.
Nella ripresa e’ entrato in scena un altro atteso protagonista, il pianoforte, che ha preso vita sotto la destrezza delle dita di Allevi. ‘Fantasia concertante per pianoforte e orchestra’, cosi’ definita questa seconda parte, ha visto l’esecuzione di cinque brani (‘Sunrise’, ‘Mandela’, ‘Symphony of life’, ‘Elevazione’ e ‘Heart of snow’), tutti introdotti dalle parole dello stesso compositore che sul palco dell’Arcimboldi li ha diretti e suonati.

Il frastuono silenzioso dell’emozione che si sollevava dal pubblico, sostenuto dagli interminabili applausi, ha sicuramente relegato in sordina, almeno per un po’, le chiacchiere di chi, per ragioni lontane dal vero senso del suo lavoro, giudica senza riuscire a sentire, o meglio sente senza poter ascoltare.

“Il mio sogno è di poter proporre una nuova musica classica che sia davvero contemporanea, cioè che si avvicini allo spirito del tempo, e che recuperi quel senso della bellezza e dell’armonia che commuove e tocca le corde profonde dell’anima. L’ascoltatore entra così in contatto diretto con se stesso, con ciò che vive, e non sente più la musica lontana, anzi diventa qualcosa di profondamente vicino alla sua esistenza”.

Immagini e testoin gentile concessione di Angela Bartolo

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