‘Nessuno Si Salva Da Solo’: quattro chiacchiere con Sergio Castellitto

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Come nasce la sceneggiatura di ‘Nessuno Si Salva Da Solo’?

Sergio Castellitto: Questo film è nato senza troppi pensieri più di un anno fa e quattro anni dopo la pubblicazione dell’omonimo libro di Margaret Mazzantini.

Un giorno, tornando a casa, prendo il libro e lo apro a pagina 108; c’era scritto: “…l’errore era stato quello di pensare di trovare tutto in una persona”. Questa frase, a distanza di tempo, mi ha colpito, ho cominciato ad immaginarci su e ne ho parlato con Margaret; ci siamo accorti della contemporaneità che poteva avere tale scritto.

Inoltre, questa è anche la prima volta in cui Margaret scrive una sceneggiatura “ignorando”, in un certo senso, il libro che viene seguito nelle sue linee fondanti ma senza troppe limitazioni.

Cercavo due attori creativi e che rispettassero suddetta contemporaneità, quindi ho pensato naturalmente a Riccardo Scamarcio e Jasmine Trinca; il film si è poi nutrito delle emozioni che io ho semplicemente tentato di suggerir loro e che loro ci hanno suggerito in ogni scena o momento delle riprese.

“Lettere sulla Creatività” di Dostoevskij è citato più volte nelle varie scene del film…

SC: Credo che Dostoevskij andrebbe letto naturalmente anche mentre sei in ufficio o in tram!

Durante le riprese è diventato quello “shared book” che, in qualche modo, i personaggi raccontano.

Nelle battute conclusive c’è un alto livello poetico in concomitanza con il cameo di Roberto Vecchioni, uno degli ultimi cantautori e poeti italiani. Non è un caso?

SC: Avrei potuto sicuramente scegliere tra tantissimi attori che avrebbero magistralmente recitato quella parte ma Roberto ha una cosa che hanno i grandi artisti non attori: il panico. Roberto ha ancora paura e quando hai paura è sicuramente un buon segno.

Nella colonna sonora del film, però, ci sono altri poeti come: Tom Waits, Leonard Cohen, Asaf Avidan, Amedeo Minghi e Lucio Dalla.

Nel film ritorna sempre una certa ripetizione del concetto di amore affievolito nel tempo.

SC: Il film è costruito come se fosse una canzone; il ritornello sembra sempre lo stesso ma è talvolta cantato in modo diverso, con un crescendo o un diminuendo. Il ritornello della canzone è ciò che succede durante la cena al ristorante tra Gae e Delia ed invece lo sviluppo è rappresentato dalla straordinaria storia d’amore tra questi matti, pazzi l’uno dell’altra che scoprono di non amarsi più.

Jasmine Trinca: Il film è stato girato in sette settimane: nelle prime sei ci siamo concentrati sulla parte riguardante il flashback, ovvero l’amore bruciante e la crisi; una volta terminato ciò ho avuto la sensazione di aver terminato anche il film, come se le scene del ristorante appartenessero ad un altro viaggio.

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Quanto hanno inciso le caratteristiche dei personaggi che interpretate nella vostra vita personale?

Riccardo Scamarcio: Quando giri un film inevitabilmente il tuo umore viene condizionato; in questo caso, mi sono accorto che il mio stato d’animo tornando a casa era destabilizzato anche perché interpretando il mio personaggio ho dovuto ripescare anche da esperienze personali pregresse e quindi rimescolare ricordi talvolta poco piacevoli.

SC: Vorrei aggiungere che questo non è un film angosciante, è un film incazzato, è un film che si chiede perché?

É un film per coloro che ancora hanno voglia di stare alla finestra e guardare la nuca di quello che hanno amato che si allontana.

Di seguito il trailer del film:

 

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