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Roger Waters emoziona l’Olimpico con ‘The Wall’

Roger Waters classe 1943, londinese di nascita si trasferisce a Cambrige per motivi di studio e lì incotra quelli che poi sarebbero diventati i Pink Floyd, compagni importanti di dun lungo viaggio. Diventa leader del gruppo quando avviene il distacco da Syd Barret che lascerà una traccia indelebile nella sua musica. Nel 1979, con la nascita dell’album ‘The Wall’, Waters ammette le proprie difficoltà con il gruppo attraverso, un’abile trasposizione artistica, nasconde i Pink Floyd al pubblico con un muro. Alla fine dell’album come, quindi, alla fine di ogni concerto di The Wall, il muro viene abbattuto, metafora dell’artista che rinasce al mondo. Solo successivamente alla caduta del Muro di Berlino (1989), l’album verrà associato anche a questo evento, con la celebrazione nella capitale tedesca, nel luglio del 1990.

The Wall’ torna, rivisto corretto e rinnovato nelle scenografie ma sempre con un impatto emotivo che si potrebbe definire esplosivo.
Roger Waters sale sull’immenso palco montato allo stadio Olimpico di Roma esplode l’ovazione e lo spettacolo inizia. Attraverso l’esecuzione dei pezzi storici sempre incredibilmente attuali, Waters da un’immagine chiara della situazione sociopolitica attuale attaccando senza esclusione di colpi le grandi multinazionali di ogni tipo.
Comincia attaccando la scuola con i bambini che cercano di contrastare il maestro mostro ed indottrinatore, poi appaiono lanciati ‘aerei da guerra’ simboli religiosi e brand universalmente conosciuti che ‘bombardano’ città e case e che appaiono nella scenografia come i sostitutivi delle ragioni e degli interessi che animano le guerre, ogni cosa annega nel rosso sangue delle luci. Ed è la volta del grande cinghiale volante (che sostituisce il maiale per accentuarne il sognificato) coperto anch’esso di simboli e messaggi, altro emblema destinato ad incarnare, nella sua sgradevolezza, la negatività del credo consumistico.

Roger Waters parla, dichiara la sua solidarietà, alle vittime delle guerre, il suo sostegno alla povertà, si schiera con i più deboli senza possibilità di equivoco. E suona, suona con una grandezza che non smette mai di toccare le profondità intime dei presenti, quando tacciono le parole parlano le note, le corde della sua chitarra intonano un canto ora malinconico ora rabbioso, ma sempre di un’intensità che le parole non possono descrivere fino in fondo. E’ sempre lui, il grande incredibile musicista che nel 1985 dopo la separazione dai Pink Floyd ha iniziato un percorso evolutivo vivendo il presente senza mai dimenticare il passato dimostrando, con l’abbattimento finale del muro di credere ancora nel futuro.

Immagini e testo di Angela Bartolo in gentile concessione

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