Standing ovation per Archie Shepp al teatro Manzoni di Milano

E’ ripartita ieri, 28 ottobre, la stagione dell’aperitivo in concerto al teatro Manzoni di Milano, con un concerto dal titolo ‘Road to Africa: dall’armonia al ritmo’.
Archie Shepp, classe 1937, una delle più importanti personalità musicali del Novecento: cresciuto a Philadelphia, in Pennsylvania, ha studiato pianoforte, clarinetto e sassofono contralto, prima di concentrarsi sul sassofono tenore, che pratica assieme al soprano.
Per un breve periodo suon in un’orchestra latin jazz, ma ben presto si unisce al gruppo del giovane pianista d’avanguardia Cecil Taylor, che da poco ha cominciato a distinguersi tra i pianisti seguaci di Theodorius Monk per diventare una delle più importanti e controverse figure dell’avanguardia degli anni 60. Il nome di Shepp appare in tutti e tre i dischi fondamentali di Taylor. La sua prima esperienza discografica importante a nome proprio arriva insieme al gruppo dei New York Contemorary Five. Arrivano poi anche i dischi incisi per l’etichetta Impulse! Records insieme a Jon Coltrane, che ha per Shepp una profonda ammirazione. Insieme a Coltrane, Shepp partecipa nel 1965 anche alle sessioni di registrazione per ‘A love supreme’, ma nessuna delle registrazioni in cui appare viene inclusa nel disco finale. Nel 1965 con la pubblicazione di ‘Ascension‘, Shepp e Coltrane diventano esponenti di spicco dell’avanguardia newyorchese. Questa situazione diventa emblematica con l’uscita di New Thing at Newport in cui una faccia dell’LP è dedicata a Coltrane e l’altra a Shepp. Nello stesso tempo esce anche ‘Free Music‘ in cui si leggono i primi segni dell’afrocentrismo di Sheep, anche il successivo ‘The magic of Ju-Ju‘ (1967), prende il nome dalla tradizione africana. Shepp continuò a sperimentare dando vita a dischi come ‘Attica Blues‘ e ‘The Cry Of My People‘. A partire dal 1972 compaiono anche affermazioni più radicali di Shepp a proposito della libertà dei neri. Tra la fine degli anni 70 e gli anni 80 Shepp passa continuamente dal suo percorso alla scoperta della musica tradizionale africana al jazz più tradizionale.
A partire dal 1970 fino ai primi anni del 2000, Shepp è stato docente nel dipartimento di di studi afroamericani all’università del Massachussets dove insegnava sia musica che storia della musica.
Nel 2004, assieme a Monette Berthmmier, fonda la propria casa discografica, la Archieball.

Il concerto è aperto dall’Archie Shepp Quartet. Archie Shepp sassofoni soprano, tenore e voce, Tom McClung pianoforte, Wayne Dockey contrabbasso, Hamid Drake batteria, di fronte ad un teatro stracolmo di un pubblico davvero variegato, Shepp fa partire la musica suonando il sassofono con un’intensità da togliere il fiato seguito dai musicisti del suo gruppo che in perfetta sintonia lo seguono, lo accompagnano, creando un vibrazione intensissima perfetta per introdurre da lì a poco ‘Dar Gnawa og Tanger’.
Gli Gnawa costituiscono un gruppo etnico stabilitosi in Marocco, formato dai discendenti di antichi schiavi negri provenienti dai paesi dell’Africa a sud del Sahara, Maalen Abdellah El Gourd voce guembri, Abdeljabar El Gourd, Khalid Rahhali, Nour Eddin Toutati Carcabou, voce, danza, sono entrati sul palco vestiti con i loro abiti tradizionali e si sono uniti ai musicisti già presenti, in una perfetta armonia ed evidentemente, nell’intento comune di trasmettere con la musica oltre la musica, canti ad antifona, battito di mani e percussione dei cembali chiamati krakeb, vengono impiegati nella tradizione gnawa per provocare forze spirituali capaci di estirpare il male e curare malattie.
Di certo la fusione di vibrazioni antiche e sacre ha colpito e appassionato il pubblico che si è lasciato coinvolgere più volte dal battito delle mani ritmato tra la danza, la musica e il grande Jazz.

Immagini e testo per gentile concessione di Angela Bartolo

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