Su MTV arriva la nuova serie ‘Polifemo – Quello che Nessuno Ti Fa Vedere’

Vito Foderà, conduttore della serie

C’è un’Italia da raccontare che in pochi raccontano. E un’Italia di cui tutti parlano ma che nessuno capisce. Un Paese da scoprire e un altro da spiegare, guardando una generazione che ancora oggi sembra essere sconosciuta, nascosta dietro social network e indagini di mercato. E invece è una generazione che oltre a consumare pensa, crea si muove, parte, si mette in discussione, protesta, propone, si arrangia, inventa.

Da martedì 28 gennaio alle 23.00 su MTV (canale 8 del DTT) Vito Foderà unirà il reportage all’inchiesta con ‘Polifemo – Quello che nessuno ti fa vedere’, un racconto in 6 puntate di un’Italia che funziona attraverso gli esempi illuminanti dei pochi coraggiosi che vogliono trasformare la crisi in occasione.
‘Polifemo – Quello che nessuno ti fa vedere’ cerca di rispondere a domande inevase sugli argomenti di maggiore attualità per i giovani, cerca di spiegare meccanismi complessi con parole semplici e con delle originali schede animate sull’argomento di ciascuna puntata. Sei foto con lo stesso sfondo: l’Italia di oggi.

Il cibo. Un mondo di opportunità e affari, tendenze e regole, desideri e sogni in cui reinventarsi ma anche investire e speculare. Se il cibo è davvero il volano per il Paese, la valorizzazione del Made in Italy dipenderà da chi prenderà in mano le redini di questo pilastro dell’economia e della cultura italiana. E mentre i media si popolano di volti e format tv sull’argomento c’è una generazione di giovani professionisti, imprenditori, creativi e pionieri già in campo per recuperare, rinnovare e rilanciare un’industria sempre più strategica per tutto il Paese.
L’innovazione. Dalle cantine alle nuove imprese l’Italia si sta popolando di “makers”, artigiani digitali che nell’era di internet hanno trasformato il ‘fai da te’ in un vero e proprio movimento di innovazione dal basso. Una rete in crescita che produce, crea, inventa e trasforma la tecnologia e che sta costruendo il futuro in cui vivremo: o in cui già viviamo, senza rendercene conto.
La ricerca. È possibile parlare di competitività e uscita dalla crisi, avere una economia sana e in crescita, senza investire in ricerca, innovazione, tecnologia e educazione delle generazioni future? I numeri sono sconfortanti perché l’Italia investe in ricerca meno della metà di tutti i suoi competitori, anche se abbiamo ricercatori e centri di ricerca invidiati in tutto il mondo: vere e proprie eccellenze nonostante la precarietà dei ricercatori, la scarsità delle risorse e l’inaffidabilità dei percorsi di carriera. E il rischio costante di rinunciare a una generazione che ha in mano lo sviluppo futuro del Paese.
L’impresa. Giovani talenti, imprese e movimento delle start up. Molta enfasi sul fenomeno, molta retorica e anche molte speranze riposte in una generazione di aspiranti imprenditori che reagisce alla crisi investendo nelle idee. Ma l’Italia è ancora un posto in cui fare impresa? dopo la fase di START, il passaggio all’UP è pensabile, possibile, opportuno nel Paese che meno investe sui giovani? L’Italia è un Paese in cui crescere e pensare di diventare grandi?
La casa. Imu, service tax, evasione, emergenze abitative: da bene-rifugio e mito italiano a problema e simbolo del futuro: non assicurato e pieno di sfide. Mentre lo Stato non fa più una politica per la casa e i privati non riescono più a vendere, torna il fenomeno delle occupazioni mentre i giovani che non possono accedere ai mutui vivono sempre più a lungo in condivisione. E molti una casa non la vogliono nemmeno più comprare.
Il boom del gioco d’azzardo. I professionisti del poker, le scuole on line, pokeristi, scommettitori, gestori di sale slot e gaming hall raccontano un Paese in cui il gioco stesso, i giocatori e perfino la socialità stanno cambiando. Under 30 milionari, imprenditori, nuove figure professionali impensabili prima della diffusione di internet; ma anche furbi e illusi, opportunisti e sprovveduti. E sopra tutti lo Stato, con le sue contraddizioni di sempre e i conti che non tornano.

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