Un’anno senza Amy Winehouse..

23.07.2012 – 23.07.2011
E’ già passato un anno da quel giorno, in cui tutti i media del mondo annunciavano la notizia della morte della giovane Amy Winehouse.
Una notizia, se vogliamo, quasi annunciata visti i trascorsi della cantautrice, ma che ci ha lasciato attoniti, perchè in fondo tutti speravamo che un giorno Amy avrebbe deciso di mettersi sulla retta via. E da quel giorno, rumors, gossip e pubblicazioni si sono susseguite, senza mai toglierle di dosso l’attenzione.

“Meglio bruciarsi in un attimo, che spegnersi lentamente”.

Con queste dure parole dell’indimenticato Kurt Cobain, più significative che mai in quel momento, Cube Magazine vuole ricordare una giovane vita, ma soprattutto un grande talento – fra gli ultimi di una lista nera che si allunga sempre di più, una testimonianza di una storia, di tante storie, che seguono sempre lo stesso copione.
Amy Winehouse aveva 27 anni, due album pubblicati e 5 Grammy Awards vinti, per il suo lavoro ‘Back to Black’.
Ed a chi diceva “se l’è cercata” vogliamo rispondere semplicemente questo: la droga, lo sappiamo tutti, non è la risposta nè tantomeno la soluzione dei problemi della vita, sì, avete ragione. Ma quando la tua vita viene sbattuta alla mercè di milioni persone, quando un tuo passo falso, delle parole uscite per rabbia e mal interpretate vengono messe ogni santa volta alla gogna, sotto aspro giudizio dei media e le critiche piovono a fiumi, la ricerca di un rifugio appare l’unica soluzione, per chiunque. Che tu ti chiami Pinco Pallino o Amy Winehouse, il tuo animo è comunque ferito.
E quando ti ritrovi in una stanza d’albergo, sola, l’unica consolazione che ti sembra possibile in quel momento è quella bottiglia aperta sul comodino…
Così è iniziata la lenta caduta di Amy, così, come quelle di tanti artisti, tanti talenti scomparsi prematuramente.
L’unica differenza è che questa volta se ne parla, se ne è parlato e se ne parlerà ancora, perchè il nome di Amy Winehouse è apparso fin troppe volte sui giornali scandalistici e, purtroppo, fa audience.
Ma la sua è solo una fra tante vite, ugualmente tormentate, ugualmente sole.
Perchè è la solitudine che l’ha uccisa, un paradosso tanto assurdo quanto letale.

Fortunatamente, più che per i suoi colpi di testa, ora la gente la ricorda per l’apporto che ha dato alla musica: canzoni bellissime che sono diventate la colonna sonora alle nostre giornate, una voce unica ed inconfondibile ed un talento raro che ha saputo unire le note di blues e jazz creando uno stile inconfondibile. Una donna di vero talento, sicuramente non bellissima, ma che ha saputo far apprezzare al pubblico non solo il bell’aspetto di un artista, quanto le capacità e che ha aperto la strada a tante altre sue colleghe, che come lei non avevano un corpo ed un viso da urlo, ma tante cose da dire al mondo.

Grazie Amy, perchè come Janis Joplin, come Jim Morrison e Jimi Hendrix e lo stesso Kurt Cobain, hai saputo, nonostante il poco tempo che ti è stato concesso, dare una svolta a questo mondo discografico, regalando emozioni ed ottima musica.
Rest in Peace!

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