Unica data europea per Michael Henderson’s and Electric Miles al Teatro Manzoni di Milano

Miles chiama e Milano risponde, il terzo appuntamento dell’aperitivo in concerto ci ha regalato un’altro pezzo del cuore di Miles Davis. Contestato e discusso per le scelte effettuate nel corso del “periodo elettrico” è pur sempre rimasto, malgrado le sue numerose trasformazioni, un imprescindibile punto di riferimento per i cultori del Jazz.
Nel corso del 1970 l’evoluzione della fase elettrica di Miles vede passare uno strumento come il Basso elettrico che riveste un ruolo fondamentale nell’essenza stessa del Jazz, dalle mani di Dave Holland a quelle di Michael Henderson. In quell’anno in poco più di quattro mesi, attraverso assidue sedute nelle sale d’incisione Davis sperimenta organici di ogni tipo dal quintetto al trentetto, a giugno i protagonisti di questa nuova fase sono Keith Jiarret, Steve Grosman e quasi onnipresente Jon McLaughlin.

Michael Henderson nato a Yazoo, nel Mississipi, il 7 luglio 1951, è riconosciuto fra i collaboratori storici di Miles Davis durante il cosiddetto “periodo elettrico”, segnato da incisioni di valore come Live-Evil, Pangæa, A Tribute to Jack Johnson, On The Corner, Get Up With It, Big Fun, Dark Magus.

Henderson, apprezzato anche come collaboratore di Stevie Wonder, è stato fra i grandi esponenti al basso elettrico sia in campo soul che in campo jazzistico. Oltre alla straordinaria collaborazione con Davis, si ricorda il suo lavoro con Marvin Gaye, Aretha Franklin. Dramatics, Dr. John, che ne ha fatto uno fra i maestri della musica Motown, assieme al suo mentore, James Jamerson e a Bob Babbitt.

Dopo i sette anni trascorsi con Davis, Henderson ha intrapreso anche una carriera solistica, sia come strumentista che come cantante. In quest’ultima veste, e in collaborazioni varie con Norman Connors, ha riscosso un eccezionale successo, e si ricordano “hit” come ‘You’re My Starship’, ‘Wide Receiver’, ‘Valentine Love‘.

Molti dei suoi riff di basso, caratterizzati da un suono profondo e da una fenomenale inventiva ritmica, sono stati imitati e campionati da artisti come Snoop Dogg, LL Cool J, Eminem, Jay-Z, Rick James, Wayman Tinsdale, Sugar Ray.

L’affascinante ricordo di uno dei periodi più interessanti e fecondi della musica del leggendario Miles Davis, a firma di uno dei suoi principali protagonisti, il bassista Michael Henderson, con il suo gruppo Electric Miles.
Dal 1970 al 1977, Michael Henderson, eccezionale bassista, fu una delle colonne portanti dei gruppi di Miles Davis che all’epoca portarono a compimento la cosiddetta “svolta elettrica” del leggendario trombettista, realizzando capolavori discografici come Live-Evil, Pangcea, A Tribute to Jack Johnson, On The Corner, Get Up With It, Big Fun, Dark Magus e dando testimonianza di una nuova estetica improvvisativa, fatta di un ribollente tribalismo in cui si fondevano, esaltanti, il jazz e i ritmi incalzanti della nuova musica popolare afroamericana. A oltre trent’anni da quell’indelebile esperienza, Henderson – a capo di un gruppo di virtuosi che comprende anche Badal Roy, artista fondamentale nei gruppi elettrici davisiani, ed un sassofonista profondamente ammirato da Davis come Sam Morrison – ne ripercorre alcuni tra i passi principali e ne ripropone, senza alcun intento nostalgico, l’incancellabile e mai superata attualità, in un vero e proprio spettacolo-rituale in cui la trascinante estetica del leggendario Prince of Darkness appare in tutta la sua rutilante profondità.

Immagini e testo in gentile concessione di Angela Bartolo

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